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L'AZALEA
La
realtà fotografata con estrema naturalezza e candore da un'autrice, Roberta
Degl'Innocenti, da tempo avvezza a deliziare il lettore con i suoi racconti
che, non a caso, sono risultati ai primi posti in concorsi letterari.
Stupende immagini "floreali" vengono raccolte nella silloge l'azalea con un linguaggio frugale e austero che rimanda a
personaggi avvolti da una riservatezza interiore e da una sobrietà
sentimentale assolutamente coinvolgenti.
Tutti i sei racconti
inseriti nel volume vengono come per magia unificati da un'impressionante
serie di emozioni, sentimenti e sensazioni che rendono la prosa dell'Autrice
attenta ai concetti del vivere e del morire, senza indulgere più di tanto
nella ricerca stilistica ma andando diritto al cuore del lettore nella sua
descrizione della vita.
Una
narrativa fatta di espressioni simboliche, che fanno dell'azalea il fiore di
nuove e appassionanti stagioni dell'esistenza. Che la Degl'Innocenti,
giocando felicemente anche sull'uso delle epigrafi di celebri autori del
passato, vede come un lungo, infinito filo che avvolge la nascita alla
morte, il giovane al vecchio.
UMBERTO
DE AGOSTINO
Melegnano, 1998
Recensione
pubblicata su “Il Club degli Autori”
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Sei
racconti compongono questa nuova opera di Roberta Degl'Innocenti che, sul
filo di una narrativa accattivante, ci pone ad osservare la realtà con i
suoi profondi insegnamenti.
La mano della scrittrice nel dipanarsi delle pagine e nell'abbozzo dei
personaggi, è sempre misuratamente felice e questi si delineano e si
rivelano, man mano ch'ella ne delinea le peculiarità, in tutte le pieghe
del loro animo, simboli di un clima sociale, simboli di verità nella loro
struttura morale.
Tutti
i racconti sono di spiccata interiorità e carichi di significati, in cui si
delineano scene e momenti semplici del reale, si respira un'atmosfera pacata
e serena e si scoprono continuamente nuove visioni del mondo e aspetti
molteplici dell'umanità. Vi si scopre una delicata inquietudine, la parola
va oltre il sogno ed è rivelata o intuita una segreta e invisibile realtà
che si nasconde dietro l'apparenza delle concretezza quotidiana. Spesso, le
parole rivelano esperienze e memorie profonde e tutto si fa stato d'animo
magico e profondo.
LUIGI
PUMPO
Napoli, 1998
- Recensione
pubblicata su “Presenza”
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Una
raccolta di racconti questa di Roberta Degl'Innocenti che attrae il lettore
dalla prima all'ultima pagina e lo porta a riflettere.
Una sintesi della vita e di tutto quanto la concerne in una narrazione
limpida e chiara colma di una forza accattivante.
E'
il fiore dell'azalea che dà il titolo alla silloge e che sempre torna a
firiorire ci fa comprendere che la vita talvolta se toglie può anche dare.
Similitudine stupenda che apporta speranza al cuore di chi sa leggere
l'incomparabile scrittrice.
BRUNA
SBISA'
Recensione
pubblicata su “Il Tizzone” dicembre 1999
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Sei
agili racconti (La fotografia,
L'anniversario, L'azalea, L'incubo, Lo specchio
spezzato, Il letto) compongono questa seconda fatica narrativa di
Roberta Degl'Innocenti. Alcune di queste storie si sviluppano intorno al
risentimento di una coscienza che, intorpidita dalla routine,
si apre all'improvviso ad una risoluzione di cambiamento (il che non
significa approdo al lieto fine), riflettendo la concezione esistenziale
positiva dell'autrice. I protagonisti. vecchi e giovani, mariti e mogli, si
muovono in situazioni narrative precisamente delineate e pienamente
contemporanee. Colpisce che siano privi di nomi come di cognomi. Perché
l'autrice non battezza i propri "eroi"? Ritengo che togliendo loro
un elemento individualizzante come il nome, si voglia conferire un certo
alone di esemplarità che tuttavia li pone a debita distanza dalla rigidità
del tipo.
Il racconto eponimo vede protagoniste una vecchia malata e la sua giovane
visitatrice. La pianta del titolo, nel mentre che abbellisce l'ospedale
fatiscente luogo dei loro incontri, si fa scoperto simbolo della vita
naturale che si rinnova a differenza di quella umana. Lungi dal ripiegarsi
su se stessa, la vecchia malata si prende cura di un piccione zoppicante
instaurando una sorta di rapporto solidale tra offesi dalla vita e
arricchisce delle sue esperienze la visitatrice. Va sottolineata
l'importanza, sul piano etico e civile, di questo legame tra generazioni. Lo
specchio spezzato, unico racconto a protagonista inanimato, si distingue
dagli altri, sia per la qualità fantastica dell'invenzione, sia per la non
linearità dell'intreccio (l'inizio anticipa la fine). Strettamente
collegato con il doppio, il tema dello specchio è notoriamente intrigante.
Qui uno specchio magico decide di riflettere la bellezza non la
sgradevolezza inviando false immagini. Segue il ripensamento e il ripristino
della normale funzione, finché una mano ostile non lo riduce in mille
frammenti.
Le
epigrafi introduttive dei singoli racconti, oltre a ricordarci che la
narratrice è anche poetessa, preparano opportunatamente un clima poetico
che trova precisi riscontri nella leggerezza delle trame, nell'atmosfera
trasognata e sognante (unica eccezione ne L'incubo)
e nella messa in rilievo della dinamica interiore dei personaggi piuttosto
che la nuda realtà dei fatti.
GIORGIO
POLI
Pistoia, 1999
- Recensione
pubblicata su “Punto di Vista”
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