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COLORE DI DONNA

 

AFFERRARE I COLORI DELLA VITA. IL NERO, L'AZZURRO. IL ROSSO E IL BIANCO, TRA IL RESPIRO DEL VENTO E DELLA TERRA, NELLE POESIE DI ROBERTA DEGL'INNOCENTI

Sebbene il libro mostri in copertina un volto di donna dipinto, a mio avviso, è un'altra la parte del corpo che più lo rappresenta. Si tratta della mano, e delle mani. Se ne trova testimonianza direttamente nei versi. La voce stessa di Roberta ha mani e braccia, nella metafora quasi classica della lirica che apre il libro, Respiro d'alba, nella prima sezione del "colore nero"; la voce "turgida di rami, / che volgono rabbiosi / verso il cielo" e questi rami sembrano la voce di Dafne inseguita da Apollo, Dafne disperata che grida rivolta al cielo mentre il suo corpo si fa albero e la sua fuga si ferma. La stessa immagine ritorna nella sezione finale che inneggia al "colore bianco", a chiusura della poesia Sciolta la traccia, nei versi: "E nel richiamo dolce di canzone / graffio le mani al cielo / e m'abbandono".

Più spesso queste mani sono mani che afferrano, che stringono e ritorna l'idea del graffio, con movimento rapido e felino per catturare qualcosa che altrimenti sfugge: si legge nella poesia Rivelami un tempo, (in colore rosso) nella seconda strofa "E' un lembo di cielo / la vita / che afferro con unghie / laccate di rosso, / fino a farmi male". Così come in Scende la notte, la seconda poesia della raccolta, si legge: "Torno alla terra / e capovolgo il tempo, / afferro una manciata / di destino...".

Oppure il tono può farsi più evocativo e quasi implorante richiesta, come nella lirica Indugia il mio pensiero, seconda strofa: "Possono le tue mani / rubare il gemito che scuote / e bere alla mia coppa / di corallo?". Altre volte si incontrano mani che stringono, che trattengono nel pugno qualcosa o che stringono il pugno per tenacia rabbia resistenza: in Nuda la mia storia alla terza strofa: "Stringo le dita / ruvide di anni, / appese nell'abbraccio / chiuso al giorno"; oppure nella poesia Colore rosso "... io tengo in pugni stretti / la mia vita..."; sono spesso passaggi rapidi come veloce è il gesto della mano ed è come se il mondo di queste poesie fosse pieno di mani, non solo quelle umane di Roberta che scrive ma anche quelle altrettanto umane  del cielo e del respiro: come nella poesia Colore nero, terza strofa, "Lasciatemi / una lacrima smarrita, stretta nel pugno / ruvido del cielo", e poi in Abbraccio il tempo, all'inizio dell'ultima strofa: "Cade il respiro / e si trasforma in canto, / in un pugno / di echi soffocati".......

Sono tanti gli esempi possibili che fanno girare la testa. Ma che cosa vogliono afferrare queste mani, e qual'è il loro significato? Che cos'è quest'ansia se non l'ansia di afferrare la vita stessa, nei suoi colori e nei suoi attimi, e la forza di voler afferrare l'effimero, un'emozione che svanisce? Può sembrare una rivelazione banale, ma anche la più nobile perché è un desiderio semplice e pulito quello di volere la vita. E' un desiderio ancestrale, primitivo come i colori scelti da Roberta per nominare e raccogliere le sue poesie. A chi ha già visto e aperto il libro sarà stato facile notare che è diviso in quattro parti, contrassegnate ognuna con un colore come titolo: e allora in sequenza c'è il colore nero, l'azzurro, il rosso, e il bianco. Dunque sono tutti colori primari, da cui gli altri colori del mondo si generano: questa rosa di colori è un po' come l'archè, il principio all'origine del tempo, forse una cosmogonia poetica da cui i versi fluiscono per combinazione di parole.

Tra i colori fondamentali, però, manca di essere nominato il giallo ma non è un colore di cui si sente l'assenza nel libro di Roberta, sia per l'energia piena di calore e forza che percorre e intreccia tutte le poesie, sia perché vi sono molte immagini in versi che ci propongono il giallo, chiamato spesso luce o trasfigurato nel lampo: la fonte di luce è onnipresente nelle poesie di Roberta o come immagine per gli occhi o come sentire interiore per l'anima. Già nella prima poesia, alla terza strofa si legge "Freme la luce, / si riprende piano..."; o nella poesia che si intitola come il suo primo verso: "Il Rosso e il Nero / sono i miei colori, / lampo che incendia / e si disperde piano", il giallo è colore diffuso in atmosfera o elemento pulsante, piccolo faro nella notte come la piccola lucciola nella lirica Colore azzurro, seconda strofa: "Magia è l'assenza / che ritorna al cuore, / lucciola che ferisce / il nero e si consuma". Invece in Rivelami un tempo tutta la strofa iniziale è pervasa dal sentimento rarefatto della luce, sembra davvero un quadro di Turner dal chiarore diffuso e morbido, qui forse si chiarisce ciò che intendevo dire del colore giallo, colore non dichiarato nel libro ma egualmente penetrante, colore che circonda il corpo nella luce ma che è pure forza interiore, come il nucleo solare del sentire poetico di Roberta: "Non basta / l'incanto dell'aurora / e il mio sangue / che pulsa e prorompe / nel chiarore del mattino, / a trasformare / memorie / in sequenze di luce." Qua e là tra le poesie appaiono visioni del giallo come sorgente luminosa della malinconia; una inizia così: "Luce è l'autunno, / padrone del rimpianto"; e Colore rosso, definisce "danza di luce / il canto di cicala" mentre il finale de "Il rosso e il nero" accosta all'immagine del tramonto "l'agonia del giorno" che, dice Roberta "ammala la mia luce". Il giallo è presente nel libro paradossalmente per assenza, compensato dalla multiforme presenza dell'ombra. Ho definito l'ombra multiforme, anche se per imperativo della fisica si sa che l'ombra non può avere una forma sua autonoma, perché nei versi di Roberta l'ombra è soppesata nei suoi molti effetti di grigio, e nelle sfumature, non tanto coloristiche ma quasi intime, sfumature che le donano un carattere umano e pieno di compassione. A cominciare dalla prima lirica, quel Respiro d'alba che ho più volte citato, forse perché in essa si trovano, in sintesi, molte immagini poetiche sviluppate poi nel resto del libro; qui, parafrasando, la vertigine dell'ombra ricama il desiderio cieco; l'ombra è una ricamatrice, ha cura del filo della vita come le Moire, le tre figlie di Zeus e Temi, o in un'altra versione le figlie della notte, ma al contrario di queste che inflessibili filano, avvolgono il filo e poi sono pronte a reciderlo, l'ombra della quale parla Roberta, invece, ricama, e dal filo colorato emergono disegni quasi ad abbellire la vita, come a indugiare sui particolari che rendono bella la vita, che non scorre solo in avanti ma si fa "girovaga o aquilone" proprio come dice un'altra sua poesia (Colore rosso) in cui la stessa autrice si fa Moira: "affondo le unghie / nella pelle / e sono io, / girovaga o aquilone, / a tessere le fila / del mio credo". Le immagini legate all'ombra non sono mai drammatiche anzi sono, all'opposto, rassicuranti e hanno un effetto di culla: un verso bellissimo in Perduto è il giorno dice "La vecchia casa / naviga nell'ombra" o, per esempio, un verso di Sulla soglia è più esplicito: "Ritorna il mio pensiero / sulla soglia, culla d'una / penombra sussurrata". L'ombra è un elemento vivo, sonoro; si trovano espressioni come "crepitio dell'ombra" ma si parla anche di un grido beffardo, come la smorfia delle maschere di Ensor, all'inizio di Come un grido: "Mi sorride la morte / come un grido, / palpebra d'ombra / e verità recise". Alle due immagini dell'ombra e della morte è connessa la caduta della foglia, simbologia anch'essa ripetutamente presente nelle poesie di Roberta, e nella quale spesso la stessa scrittrice si identifica: in Regalami un tramonto alla quarta strofa si legge "sarò foglia / che cede / alle lusinghe / della terra" e la poesia So che verrai si chiude così "...saremo vento e foglia, / complici / sono i gesti / che sciolgono la pelle". L'immagine della foglia che cede è sempre languida e sottolinea più che l'abbandono dell'albero e della vita, quasi un'attrazione verso la terra che sembra chiamarla, come bene esprime quell'essere "libera / nell'esilio della foglia / ricongiunta all'ombra / della quercia madre" (sono versi di Scende la notte). Anche l'immagine della sera e  quella della notte offrono un'idea tutt'altro che angosciante dell'oscurità: "Scende la notte / custode del dolore / e copre il mio respiro / abbandonato, / raccolto al suono / tremulo dell'ora", oppure (titolo e incipit) "La notte mi sorprenderà / con passo di gazzella / e mani di velluto, / a frugare nel letto / del mio sogno..." e come si è fatta foglia, Roberta ugualmente si identifica con la notte, come nella lirica Arresa alla parola: "Sono la notte / che sorveglia l'ora, / d'attese e di promesse / capovolte."

La sera si ricongiunge all'idea dell'ombra come nicchia, come elemento che raccoglie e pure come momento di finale raccoglimento della giornata, la sera è spesso personificata: ci sono due versi che si possono considerare cornice di tutto il libro proprio perché si trovano in chiusura alla prima e all'ultima poesia della raccolta: Respiro d'alba infatti si chiude con il verso "Malinconia di sera inginocchiata", quindi raccolta su di sé, e Non parlate di me recita nella seconda parte: "S'apre la notte / al lume di rugiada / e mi riporta piano / sulla soglia. / Nell'aria sparge dolce / la parola" e poi, staccato, l'ultimo verso come estesa apposizione a 'parola': "culla d'una memoria inginocchiata".

Legandole di seguito, l'una dopo l'altra, si scopre che le due poesie formano un unico arco di tempo, dalla soglia della sera verso il buio della notte all'ora che sussurra l'avvento dell'alba, nella seconda poesia, quella stessa alba il cui respiro è annunciato all'inizio del libro: lette in questo senso le altre poesie della raccolta sono come incastonate nella durata di un'intera notte, notte sulla quale tenere un silenzio riservato, almeno se il lettore volesse esaudire le due invocazioni messe a incipit della poesia iniziale, quel "Fermati ad ascoltare / la mia voce", e, nella poesia ultima, quella strofa d'inizio "Non parlate di me, / della mia storia / smarrita nelle pieghe / del pensiero". La notte è, spesso, una notte che viene a dissetare, a placare la sete di un'arsura che la precede ma di cui non si rende ragione, una sete che, come recita il finale in Nuda la mia storia, cade e poi risorge. Ed è sempre una ricerca, quest'ansia di un'assoluzione, mossa in prima persona dal soggetto della scrittrice. Tra gli esempi più eclatanti: in Bevo la notte, quale titolo più esplicito? I versi dicono, nella terza strofa: "Bevo la notte, / in sorsi di sorgente, / dimora delle stelle / inginocchiate e perse"; poi, un'altra poesia, dal titolo uguale al primo verso, "Mi sfiora un desiderio / di sorgente, / nella dolcezza che / danza la mia sera"; invece in Colore nero la sete torna con l'idea del 'prendere' in un gesto rapido "Rubo alla notte / il nero che mi scioglie, / rompe la sete / franta sul cuscino". Per senso logico, la conchiglia, altra immagine frequente nelle poesie di Roberta, dovrebbe legarsi all'elemento acquatico, abitando la conchiglia il mare o l'acqua dolce, invece dell'acqua non v'è traccia se non arcaica memoria, nel senso oscillante e perpetuo dell'onda, e piuttosto nella memoria ciclica dell'onda che va e ritorna. Si legge ne Il rosso e il nero. "Spoglia di rughe / antiche e di conchiglie / muoio e rinasco / cento e mille volte". La nudità anzi la svestizione ritorna anche in Improvvise le parole (sezione colore azzurro) con un sei tu che...."...asciughi il mio sudore / di conchiglia, / spogliata e persa". Oppure in Canta la mia sirena, la seconda strofa: "Parla d'un fiume amaro, / respiro di conchiglia / che non teme / la resa alla sua foce. In Abbraccio il tempo la terza strofa dona invece al lettore un quesito irrisolto: "Tramonta , forse, / l'ansia socchiusa / ad una favola / intrisa di conchiglia?". La conchiglia per la sua stessa forma concava riporta all'idea della nicchia e del raccoglimento, ma la poesia di Roberta, poesia piena di vento, soprattutto nella sezione dedicata al colore rosso, è poesia piena di slanci e di voli, forse pindarici, ma pieni di aperture e disponibilità all'emozione spesso destabilizzante che la vita ci impone. Vorrei concludere con alcune immagini piene di leggerezza offerte dalla poesia di Roberta e dal suo respiro di farfalla ma lascio a questo pubblico di sicuramente avidi lettori il gusto solitario  di rintracciare nel libro Colore di donna le poesie che accolgono questo volo leggiadro. Ne rammento solo una per concludere con le parole della stessa autrice che, ne L'ultima canzone, ribadisce il suo desiderio di vita perché, dice Roberta "....non è mai la morte / a vincere il destino, / quando cala il sipario / ed è finito il gioco, / anche i pensieri / divengono farfalle".

SIMONA MAIONCHI
"L'Apostrofo"
Firenze - luglio settembre 2000

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Divise in quattro capitoli, "Colore Nero", "Colore Azzurro", "Colore Rosso" e "Colore Bianco" una quarantina di poesie che rappresentano quasi il diario letterario di questa brava poetessa fiorentina che tanti consensi ha ottenuto, e continua ad ottenere, nei più prestigiosi concorsi letterari.

Subito si resta incantati dal suono di questi versi leggerissimi che però, nella loro brevità, tendono a legarsi in periodo di due o tre per trovare musiche inaspettate di endecasillabi e settenari.

Poesie che, così finemente elaborate, riescono con facilità ad uscire dal rigore letterario delle pagine stampate per diventare quasi un canto sulle labbra abili dell'autrice che, in queste settimane, ha iniziato a presentarle in una serie di recital organizzati in circoli culturali e librerie di varie città d'Italia. (Da evidenziare quello programmato per le ore 21 di Mercoledì 29 Novembre alla centralissima Libreria Edison di Firenze che vedrà presente anche tutto il direttivo dell'Accademia Vittorio Alfieri e gli altri più stretti collaboratori).

DALMAZIO MASINI
"L'Alfiere"
novembre 2000

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Se è vero che la poesia è questo riverberare dell’anima in inquietudini e passioni, è questo rigiocarsi sulla pelle ogni sorta d’emozione e riportare a galla i sopiti pensieri e stringersi nel chiaroscuro dei sensi, in questo baluginare delle ombre e delle luci, allora i versi, la parola poetica di Roberta Degl’Innocenti ci riporta memorie ricomposte dentro il petto attraverso i labirinti del cuore per farsi eco profonda di tali riverberi, di tali inquietudini, spesso di tali smarrimenti esistenziali.

E c’è una tensione immacolata, una fedele consapevolezza di amori e valori, un interrogarsi sui destini dell’uomo avvolto nell’abito tessuto di dolore, nel grido d’ombra che anela alla vastità dei cieli.  Lo stesso titolo della interessante raccolta di poesie di Roberta Degl’Innocenti ci riporta in una sorta di autoconfessione della coscienza, alla riscoperta del proprio ruolo e della propria condizione di donna, in una società che impone, al di là dei classici limiti di un femminismo stereotipato, l’esercizio della lotta, la corsa all’autodifesa, uno spirito guerriero per mezzo del quale vincere sui propri limiti, la battaglia per l’affermazione e il sogno.

Su tutto domina l’idea del colore, come specchio di stati d’animo, come sensazione epidermica di ogni afflato dello spirito mutevole secondo le gioie e i dolori, il bene e il male, gli umori ed i sapori che ammantano la vita e ne impregnano l’essenza. Così le pagine del nostro libro sezionano i ricordi della morte, della notte e del buio dei sentimenti, quelle dell’azzurro rimarcano vaghezze emozionali, voci dolcissime, aspirazioni d’interiorità, trasalimenti inquieti, ed ancora quelle del rosso hanno i colori della passione, del pulsare incontenibile del cuore e dei sensi, infine le pagine del colore bianco sono intessute di ricordi e di meditazioni sulle scale di pietra del tempo che ci avvolge e ci rinchiude in rivoli di storia. E dunque sopra ogni cosa la silloge si caratterizza per una certa originalità espressiva. Sull’onda di un tessuto costruttivo, fatto di slanci appassionati e di serene e limpide visioni, di dolore e di memorie.

Non cede, però, all’ineluttabile rassegnazione, all’amaro rimpianto di mondi perduti o dimenticati, non cede al pathos della sofferenza, di cui la vita è comunque infarcita in forza della condizione umana, non cede all’oscuro gioco delle ombre. Vive invece di solari inquietudini, di sensibilità non arresa alla croce del tempo. Vive nei recessi profondi di una donna smarrita nell’ansia che grida di dentro, nell’eco dei pensieri, nel dolce richiamo dell’ora dell’abbandono e della favola antica che dischiude l’azzurro delle stagioni alte del cuore.

VINCENZO NIGRO
"La Fonte" - Caserta
luglio/dicembre 2001

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Con questa seconda raccolta di poesie, Roberta Degl’Innocenti intona un canto di vita e di morte, di gioia e di dolore, di passione e di ragione. Un canto policromo composto (in ordine di apparizione) del nero, dell’azzurro, del rosso e del bianco. Quattro colori ai quali, la poetessa fiorentina, dedica altrettante sezioni, soddisfacendo così la sua esigenza di analisi, di scavo interiore, di emersione della zona d’ombra. Ma c’è anche un intenso lavoro di sintesi: non abbiamo a che fare con colori seccati su una tela. I colori di cui Roberta si tinge sono colori vivi che si fondono e si confondono continuamente, che sfumano gli uni negli altri, dando vita ad un unico “Colore di donna”. A volte predomina l’uno, a volte l’altro, a volte l’altro ancora e così via, ma tutti i colori sono sempre presenti contemporaneamente. Dunque: analisi e sintesi, vita e morte, passione e ragione, gioia e dolore, nero e bianco. Una raccolta di liriche che è anche un inno all’alterità, alla compresenza degli opposti (sottolineata quest’ultima, anche dalla presenza di ossimori: “con voce di miele/ e di tempesta”; “gatto randagio/ morbido e graffiante”; “che il vento/ percuote/ e accarezza”), alla realtà multiforme, alla pluralità dell’io.

Eccoci, dunque, alla prima sezione dedicata al colore nero, anzi al non-colore, simbolo da sempre d’infelicità, lutto, malinconia, oscurità, segretezza. “Il Rosso è ardore/ il Nero il mio segreto”. Il nero della notte è custode del dolore, ma anche dei sogni che animano le ombre e i desideri dell’inconscio. Ombre vertiginose che ci costringono ad entrare in contatto con  la parte più profonda e sconosciuta di noi stessi. Ma l’ombra prelude sempre alla luce, la luce color azzurro del cielo sgombro di nubi, ma anche del pensiero e della parola. L’azzurro è infatti, per eutonomasia, il colore della comunicazione. In questo caso della comunicazione-confessione. Un modo nobile e generoso di salvare se stessa. Cristallizzare le parole sulla carta aiuta a prendere le distanze dai proprio dolori, dalle proprie paure, dalle proprie passioni, insomma, dai propri sentimenti, a squarciare quel velo che avvolge l’interiorità e a farvi più luce; luce che consola, che fende il cielo e apre la porta del pensiero regalando alla poetessa un “fremito d’azzurro”. E’ la volta del rosso. Un colore che, insieme al nero, signoreggia sugli atri. E’ la stessa Roberta a dircelo: “Il Rosso e il Nero/ sono i miei colori”; la vita e la morte, la vita che è morte e rinascita e poi ancora morte e ancora rinascita, così “cento e mille volte”. Roberta grida sì alla vita nella sua totalità. La vita è fatta di sfumature, la vita inorganica e organica, la vita che è cielo, albe e tramonti ma che è anche sangue e carne (”sangue/ che pulsa e prorompe nel chiarore del mattino”). Una vita, dunque, quella di Roberta Degl’Innocenti, che si colora del rosso della passione, della forza, dell’audacia, del sangue, dell’amore. Ma anche una vita che, come tutte le vite “si disperde piano”. E allora fa il suo ingresso il bianco, “colore del silenzio”, del tempo andato, della memoria che ci consegna alla storia e dell’innocenza, anche quella ormai svanita (“Abbraccio il tempo/che mi fa guerriera/ svanito il gioco/ di giostre e d’aquiloni”). Affiora, dalle liriche di questa sezione, un senso di profonda malinconia, quasi di tristezza, per un tempo che tramonta portando con sé la parola “culla d’una memoria inginocchiata”. Alla fine di questo percorso dell’anima scopriamo che Roberta Degl’Innocenti ci regala un ritratto di sé molto intenso. Una donna, lo ripetiamo, valorosa, forte, audace, un autentico milite.

VALERIA MORGANTINI
"La Ballata" - Caserta
Livorno - n.3/2002

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LETTERE:

… il tuo scrivere, appartato e quasi silenzioso rispetto al clamore  fiorentino, si rivela alla fine efficace e prezioso da un punto di vista letterario. E così il tuo libro poetico vive davvero nei suoi "colori" femminili di accensione del cuore e di consapevolezza del difficile cammino dell'anima in tempi così brutali di violenza ma anche di reali possibilità per chi ha scelto di ascoltare la voce interiore che suggerisce senza via d'uscita; "nell'aria sparge dolce/la parola/ culla di una memoria inginocchiata" come chiude, splendidamente, il tuo libro! …

CARMELO MEZZASALMA
Critico
Panzano in Chianti - luglio 2000

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… mi hai fatto oltremodo felice nell'inviarmi il tuo libro, pensato in un primo tempo con il rosso e concepito poi anche con l'azzurro, il nero ed il bianco.
Se io ne parlerò in un prossimo convivio culturale fra amici dirò, fra le altre cose, che sono onorato di conoscere Roberta Degl'Innocenti, che considero un tesoro nelle sue espressioni tematiche.
Sono gemme preziose che escono da uno scrigno un po' alla volta e sempre si propongono per la loro musicalità e concettualità come esempio dell'universalità dell'arte.
Ogni qualvolta mi avvicino a te leggendo i tuoi scritti penso che tu dovevi esistere, perché il caso contrario il sapere ne sarebbe rimasto contrariato …

MARCELLO GHERARDINI
(TVL Pistoia)
Pistoia - luglio 2000

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… ho ricevuto con grande gioia ed emozione vivissima il tuo "Colore di donna" corredato della magnifica prefazione di Giovanna Fozzer. Credimi, dirti che l'ho letto due volte di seguito non è un'esagerazione; il fatto era che evidentemente ero presa nell'ingranaggio dei tuoi versi compatti e folgoranti, ricchi di musicalità scandita, pieni di eleganza e raffinatezza di immagini.
Vi articola una poesia che mette in armonia visione e descrizione, le cose e le figure del mondo e le difficili verità dell'anima, interrogata sulle trepidazioni segrete, sui moti del cuore con un percorso all'insegna della metafora e del simbolo, entrambi alla ricerca incessante, attraverso la parola della poesia, della verità esistenziale.
In quanto allo stile è rimasto costante nella tua ultima produzione; la lingua è di solito pesata con la bilancia del gioielliere, ricca di suggestioni foniche che talvolta sono di per se stesse motivo di ispirazione. I pregi intrinseci di tutta la raccolta: la precisione nel cogliere ciò che è essenziale, la profonda sincerità, la limpidezza della commozione …

TITA PATERNOSTRO
Critico
Casalguidi - luglio 2000

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… ti ho letta e riletta con brividi di stupore e tanta commozione-emozione, colore di donna, come rugiada di perle sul prato del mattino. Ti ho rivista con gioia, così come sei, fiore tra i tuoi colori, iride di luce, poetessa guerriera che galoppa in gara con il vento, fresca amazzone che fa trasalire e meditare ad ogni singolo verso. La tua poesia ristora e stimola, ribolle, scorre nelle vene di chi ti legge e si lascia portare e vivere, sull'onda del tuo splendido mondo, tavolozza di colori di un nuovo arcobaleno di poesia.

... Per dirti, insomma, quanto ti ammiro e mi inchino al tuo splendido modo di porgerti …

LUCIA MENINI BELTRAME
Poetessa
Verona - luglio 2000

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… ho letto la sua raccolta (COLORE DI DONNA) e non posso che darle un parere più che positivo, tenendo conto - devo necessariamente avvisarla - che più che un critico sono un tecnico (metrica): infatti noto che sovente i suoi versi sono endecasillabi composti su due linee, per esempio in "Copre la terra".
Tuttavia, sebbene io non sia un critico-estetico, alcuni testi sono così belli che è difficile sottrarvisi, ne citerò qualcuno: “Come un grido”, dove, senza retorica, ha toccato un argomento doloroso e attualissimo; "Mi richiama l'aurora": qui c'è una perfetta connessione fra immagine e significato; "Muore l'estate", squisite quartine di un'eleganza essenziale; "Rivelami un tempo", la cui versificazione viva segue la curva dei contenuti come meglio non si potrebbe.
Lei ha dato al suo libro una solida struttura, non solo formale, e penso meriti il consenso di critica e pubblico …

LUCIANO NANNI
Critico
Padova

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… le splendide poesie della raccolta "Colore di donna" mi sono giunte da qualche giorno nella elegante ed artistica veste editoriale. Grazie infinite! In essa la poesia vincitrice al Formica Nera trova collocazione come una gemma incastonata nel suo ampio e giusto spazio poetico e vi acquista una luce anche maggiore. E' stata una gioia ritrovarla.
"Pietra su pietra" ' un altro capolavoro!
Complimenti vivissimi per il suo indubbio valore letterario …

LUCIA GADDO
Poetessa
Padova - luglio 2000

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Al rientro dalle vacanze ho trovato il gradito libro "Colore di donna", per l'invio del quale ti ringrazio, seppure con notevole ritardo.
L'ho apprezzato molto e direi che, più che leggerlo, l'ho letteralmente "bevuto", anche perché è una delle più belle raccolte di poesia che mi sia capitata tra le mani.
Ti ringrazio ancora per l'opportunità che mi hai offerto.
Auguri, di cuore, per il tuo futuro e "Ad maiora!"

GIACINTA DALL'ORA
Poetessa
Verona - agosto 2000

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Le trascrivo un giudizio:
"Suggestiva la divisione del libro in quattro sezioni, ognuna corrispondente a un colore-simbolo: nero-lutto, azzurro-parola, rosso-passione, bianco-memoria. Nell'ambito di questa allegoria strutturale si muovono ardite metafore che svelano insieme passione profonda e  spontaneità di dizione inventiva, il tutto in una escavazione del proprio io che si configura come donna che rivendica i propri diritti umani e la voglia di dirsi in tutta la sua complessità psichica e nelle aspirazioni ideali”.

SILVANO DEMARCHI
Critico
Bolzano - dicembre 2000

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… ho letto con vero piacere la tua raccolta di poesie "Colore di donna" e devo confessarti che mi è piaciuta parecchio, non solo per la squisita veste tipografica e il disegno di copertina (molto delicato e consone al titolo del volumetto), ma soprattutto per la trasparenza espressiva dei tuoi versi e l'incisività delle tue forti, colorate immagini poetiche, dense di fascino evocativo, di emotività sentimentale e di sogno.
La tua anima poetica e sensitiva ha davvero raggiunto una maturità degna di lode, e sono felice che tutto ciò sia avvenuto autonomamente e spontaneamente, cioè senza interventi esterni o pressioni accademiche: la tua indole di donna battagliera e sensibile ha saputo tracciare da sé il percorso impervio e difficile che porta nei meravigliosi meandri della poesia …

GAETANO QUINCI
Critico
Impruneta - settembre 2000

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… nei suoi versi, scorre con naturalezza l'armonia di un canto alto, leggiadro e coerente con il vissuto del tempo stesso, accattivante e struggente: una punta di lancia che sfiora e incide il corpo delle emozioni, una voce sommessa e fervida, voce semantica di un dire sapiente e pronunciato per chiara urgenza interiore …

MARIO SILENO KLEIN
Critico
Padova - settembre 2000

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Roberta, poche righe per esternarti alcune mie sensazioni che probabilmente vanno oltre lo scrivere, sensazioni che fanno parte del mio ragionamento immaginario, quindi non so se avrò la capacità di renderle leggibili.
Con "Colore di donna" hai rimosso e materializzato una parte importante del tuo spirito, dando gambe all'anima laica della vita. Hai ripercorso il tuo tempo cercando di riagganciarti al tempo che ti fuggiva, hai fatto un'analisi riflettuta, lucida, disincantata della vita che passa, ti sei resa conto di quanto è difficile tenere per noi e mettere in simbiosi vita e tempo, senza che queste due essenze diventino tempo/vita da sprecare, oppure si trasformino in puro ossigeno da dare in pasto a chi non saprebbe come servirsene.
Cerchi con passione le ali della vita, perché tu possa riprendere il volo in un tempo/spazio diverso, non riesci ad essere più il pettirosso timoroso e dolce, sai che potresti essere aquila coraggiosa, piena di potenza e dignità nel volo, ma con la consapevole certezza di essere animale scoperto, facile bersaglio ed esposto all'estinzione, mentre gli spazi che servono al volo sono solo spazi immensi, più grandi dell'orizzonte terreno che spesso c'è stretto.
Per noi uomini e donne di terra e non di solo spirito queste riflessioni profonde non creano solo piacere, ma anche un po' di consapevole amarezza, perché nella nostra analisi la sabbia è sabbia e non polvere  e il vento che ci spettina è tramontana e non ghibli, siamo coscienti delle nostre forme, dei nostri accenti, dei nostri voli, trascendiamo con materialità ma il nostro sublime amore parte dall'amore terreno dell'uomo e del pensiero che ci eleva e ci distrugge, crediamo in tutti gli uomini e le donne che ci stanno vicini e non abbiamo un Dio a cui votarsi per chiedere perdono per le cose dette e anche quelle non dette, nel nostro umano percorso siamo noi che facciamo i conti con noi stessi pagandone alla fine la resa.
Non so se hai capito il mio ragionamento, questo libro va oltre la terra ma parte dalla terra, scava nella tua anima ma abbraccia il tuo cuore pulsante, sembra una ferita ma potrebbe essere un occhio che guarda con criticità il passato, per proiettarsi in un futuro sempre più breve, un futuro che non sia merce di scambio, ma terreno da vivere in simbiosi con l'estremo limite del proprio razionale ed irrazionale pensiero.

MAURO MARZI
Scrittore
Malmantile - ottobre 2000

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… ho ricevuto tempo fa il suo splendido libro "Colore di donna" che è già divenuto patrimonio della nostra sempre più ricca biblioteca di Autori Nuovi.
Il suo libro a me è piaciuto molto perché la sua Poesia si avvicina  al mio modo di scrivere - colgo nelle sue composizioni una componente che io ritengo indispensabile del poetare: la musicalità del verso. Per me la poesia, senza un ritmo musicale, la vedo fredda, incomunicabile e statica.
Quando leggo ad esempio versi come "Lasciatemi una lacrima smarrita, stretta nel pugno ruvido del cielo...." vedo nel messaggio del verso, la sua essenzialità partorita della musica.
Complimenti, dunque! Avevo già letto qualcosa di suo su "Poeti nella società" e leggere il suo ultimo libro, davvero mi ha riempito di felicità …

CLAUDIO PERILLO
Operatore culturale
Pomigliano D'Arco - aprile 2001

 

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