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COLORE DI DONNA
AFFERRARE I COLORI DELLA VITA. IL NERO, L'AZZURRO. IL ROSSO E IL BIANCO, TRA IL RESPIRO DEL VENTO E DELLA TERRA, NELLE POESIE DI ROBERTA DEGL'INNOCENTI Sebbene
il libro mostri in copertina un volto di donna dipinto, a mio avviso, è
un'altra la parte del corpo che più lo rappresenta. Si tratta della mano, e
delle mani. Se ne trova testimonianza direttamente nei versi. La voce stessa
di Roberta ha mani e braccia, nella metafora quasi classica della lirica che
apre il libro, Respiro d'alba,
nella prima sezione del "colore nero"; la voce "turgida di
rami, / che volgono rabbiosi / verso il cielo" e questi rami sembrano
la voce di Dafne inseguita da Apollo, Dafne disperata che grida rivolta al
cielo mentre il suo corpo si fa albero e la sua fuga si ferma. La stessa
immagine ritorna nella sezione finale che inneggia al "colore
bianco", a chiusura della poesia Sciolta
la traccia, nei versi: "E nel richiamo dolce di canzone / graffio
le mani al cielo / e m'abbandono". Più
spesso queste mani sono mani che afferrano, che stringono e ritorna l'idea
del graffio, con movimento rapido e felino per catturare qualcosa che
altrimenti sfugge: si legge nella poesia Rivelami
un tempo, (in colore rosso) nella seconda strofa "E' un lembo di
cielo / la vita / che afferro con unghie / laccate di rosso, / fino a farmi
male". Così come in Scende la
notte, la seconda poesia della raccolta, si legge: "Torno alla
terra / e capovolgo il tempo, / afferro una manciata / di destino...". Oppure
il tono può farsi più evocativo e quasi implorante richiesta, come nella
lirica Indugia il mio pensiero,
seconda strofa: "Possono le tue mani / rubare il gemito che scuote / e
bere alla mia coppa / di corallo?". Altre volte si incontrano mani che
stringono, che trattengono nel pugno qualcosa o che stringono il pugno per
tenacia rabbia resistenza: in Nuda la
mia storia alla terza strofa: "Stringo le dita / ruvide di anni, /
appese nell'abbraccio / chiuso al giorno"; oppure nella poesia Colore
rosso "... io tengo in pugni stretti / la mia vita..."; sono
spesso passaggi rapidi come veloce è il gesto della mano ed è come se il
mondo di queste poesie fosse pieno di mani, non solo quelle umane di Roberta
che scrive ma anche quelle altrettanto umane
del cielo e del respiro: come nella poesia Colore
nero, terza strofa, "Lasciatemi / una lacrima smarrita, stretta nel
pugno / ruvido del cielo", e poi in Abbraccio
il tempo, all'inizio
dell'ultima strofa: "Cade il respiro / e si trasforma in canto, / in un
pugno / di echi soffocati"....... Sono
tanti gli esempi possibili che fanno girare la testa. Ma che cosa vogliono
afferrare queste mani, e qual'è il loro significato? Che cos'è quest'ansia
se non l'ansia di afferrare la vita stessa, nei suoi colori e nei suoi
attimi, e la forza di voler afferrare l'effimero, un'emozione che svanisce?
Può sembrare una rivelazione banale, ma anche la più nobile perché è un
desiderio semplice e pulito quello di volere la vita. E' un desiderio
ancestrale, primitivo come i colori scelti da Roberta per nominare e
raccogliere le sue poesie. A chi ha già visto e aperto il libro sarà stato
facile notare che è diviso in quattro parti, contrassegnate ognuna con un
colore come titolo: e allora in sequenza c'è il colore nero, l'azzurro, il
rosso, e il bianco. Dunque sono tutti colori primari, da cui gli altri
colori del mondo si generano: questa rosa di colori è un po' come l'archè,
il principio all'origine del tempo, forse una cosmogonia poetica da cui i
versi fluiscono per combinazione di parole. Tra
i colori fondamentali, però, manca di essere nominato il giallo ma non è
un colore di cui si sente l'assenza nel libro di Roberta, sia per l'energia
piena di calore e forza che percorre e intreccia tutte le poesie, sia perché
vi sono molte immagini in versi che ci propongono il giallo, chiamato spesso
luce o trasfigurato nel lampo: la fonte di luce è onnipresente nelle poesie
di Roberta o come immagine per gli occhi o come sentire interiore per
l'anima. Già nella prima poesia, alla terza strofa si legge "Freme la
luce, / si riprende piano..."; o nella poesia che si intitola come il
suo primo verso: "Il Rosso e il Nero / sono i miei colori, / lampo che
incendia / e si disperde piano", il giallo è colore diffuso in
atmosfera o elemento pulsante, piccolo faro nella notte come la piccola
lucciola nella lirica Colore azzurro,
seconda strofa: "Magia è l'assenza / che ritorna al cuore, / lucciola
che ferisce / il nero e si consuma". Invece in Rivelami
un tempo tutta la strofa iniziale è pervasa dal sentimento rarefatto
della luce, sembra davvero un quadro di Turner dal chiarore diffuso e
morbido, qui forse si chiarisce ciò che intendevo dire del colore giallo,
colore non dichiarato nel libro ma egualmente penetrante, colore che
circonda il corpo nella luce ma che è pure forza interiore, come il nucleo
solare del sentire poetico di Roberta: "Non basta / l'incanto
dell'aurora / e il mio sangue / che pulsa e prorompe / nel chiarore del
mattino, / a trasformare / memorie / in sequenze di luce." Qua e là
tra le poesie appaiono visioni del giallo come sorgente luminosa della
malinconia; una inizia così: "Luce è l'autunno, / padrone del
rimpianto"; e Colore rosso,
definisce "danza di luce / il canto di cicala" mentre il finale de
"Il rosso e il nero" accosta all'immagine del tramonto
"l'agonia del giorno" che, dice Roberta "ammala la mia
luce". Il giallo è presente nel libro paradossalmente per assenza,
compensato dalla multiforme presenza dell'ombra. Ho definito l'ombra
multiforme, anche se per imperativo della fisica si sa che l'ombra non può
avere una forma sua autonoma, perché nei versi di Roberta l'ombra è
soppesata nei suoi molti effetti di grigio, e nelle sfumature, non tanto
coloristiche ma quasi intime, sfumature che le donano un carattere umano e
pieno di compassione. A cominciare dalla prima lirica, quel Respiro
d'alba che ho più volte citato, forse perché in essa si trovano, in
sintesi, molte immagini poetiche sviluppate poi nel resto del libro; qui,
parafrasando, la vertigine dell'ombra ricama il desiderio cieco; l'ombra è
una ricamatrice, ha cura del filo della vita come le Moire, le tre figlie di
Zeus e Temi, o in un'altra versione le figlie della notte, ma al contrario
di queste che inflessibili filano, avvolgono il filo e poi sono pronte a
reciderlo, l'ombra della quale parla Roberta, invece, ricama, e dal filo
colorato emergono disegni quasi ad abbellire la vita, come a indugiare sui
particolari che rendono bella la vita, che non scorre solo in avanti ma si
fa "girovaga o aquilone" proprio come dice un'altra sua poesia (Colore
rosso) in cui la stessa
autrice si fa Moira: "affondo le unghie / nella pelle / e sono io, /
girovaga o aquilone, / a tessere le fila / del mio credo". Le immagini
legate all'ombra non sono mai drammatiche anzi sono, all'opposto,
rassicuranti e hanno un effetto di culla: un verso bellissimo in Perduto
è il giorno dice "La vecchia casa / naviga nell'ombra" o, per
esempio, un verso di Sulla soglia
è più esplicito: "Ritorna il mio pensiero / sulla soglia, culla d'una
/ penombra sussurrata". L'ombra è un elemento vivo, sonoro; si trovano
espressioni come "crepitio dell'ombra" ma si parla anche di un
grido beffardo, come la smorfia delle maschere di Ensor, all'inizio di Come
un grido: "Mi sorride la morte / come un grido, / palpebra d'ombra
/ e verità recise". Alle due immagini dell'ombra e della morte è
connessa la caduta della foglia, simbologia anch'essa ripetutamente presente
nelle poesie di Roberta, e nella quale spesso la stessa scrittrice si
identifica: in Regalami un tramonto
alla quarta strofa si legge "sarò foglia / che cede / alle lusinghe /
della terra" e la poesia So che
verrai si chiude così "...saremo vento e foglia, / complici / sono
i gesti / che sciolgono la pelle". L'immagine della foglia che cede è
sempre languida e sottolinea più che l'abbandono dell'albero e della vita,
quasi un'attrazione verso la terra che sembra chiamarla, come bene esprime
quell'essere "libera / nell'esilio della foglia / ricongiunta all'ombra
/ della quercia madre" (sono versi di Scende
la notte). Anche l'immagine della sera e
quella della notte offrono un'idea tutt'altro che angosciante
dell'oscurità: "Scende la notte / custode del dolore / e copre il mio
respiro / abbandonato, / raccolto al suono / tremulo dell'ora", oppure
(titolo e incipit) "La notte mi sorprenderà / con passo di gazzella /
e mani di velluto, / a frugare nel letto / del mio sogno..." e come si
è fatta foglia, Roberta ugualmente si identifica con la notte, come nella
lirica Arresa alla parola:
"Sono la notte / che sorveglia l'ora, / d'attese e di promesse /
capovolte." La
sera si ricongiunge all'idea dell'ombra come nicchia, come elemento che
raccoglie e pure come momento di finale raccoglimento della giornata, la
sera è spesso personificata: ci sono due versi che si possono considerare
cornice di tutto il libro proprio perché si trovano in chiusura alla prima
e all'ultima poesia della raccolta: Respiro
d'alba infatti si chiude con il verso "Malinconia di sera
inginocchiata", quindi raccolta su di sé, e
Non parlate di me recita nella seconda parte: "S'apre la notte / al
lume di rugiada / e mi riporta piano / sulla soglia. / Nell'aria sparge
dolce / la parola" e poi, staccato, l'ultimo verso come estesa
apposizione a 'parola': "culla d'una memoria inginocchiata". Legandole di seguito, l'una dopo l'altra, si scopre che le due poesie formano un unico arco di tempo, dalla soglia della sera verso il buio della notte all'ora che sussurra l'avvento dell'alba, nella seconda poesia, quella stessa alba il cui respiro è annunciato all'inizio del libro: lette in questo senso le altre poesie della raccolta sono come incastonate nella durata di un'intera notte, notte sulla quale tenere un silenzio riservato, almeno se il lettore volesse esaudire le due invocazioni messe a incipit della poesia iniziale, quel "Fermati ad ascoltare / la mia voce", e, nella poesia ultima, quella strofa d'inizio "Non parlate di me, / della mia storia / smarrita nelle pieghe / del pensiero". La notte è, spesso, una notte che viene a dissetare, a placare la sete di un'arsura che la precede ma di cui non si rende ragione, una sete che, come recita il finale in Nuda la mia storia, cade e poi risorge. Ed è sempre una ricerca, quest'ansia di un'assoluzione, mossa in prima persona dal soggetto della scrittrice. Tra gli esempi più eclatanti: in Bevo la notte, quale titolo più esplicito? I versi dicono, nella terza strofa: "Bevo la notte, / in sorsi di sorgente, / dimora delle stelle / inginocchiate e perse"; poi, un'altra poesia, dal titolo uguale al primo verso, "Mi sfiora un desiderio / di sorgente, / nella dolcezza che / danza la mia sera"; invece in Colore nero la sete torna con l'idea del 'prendere' in un gesto rapido "Rubo alla notte / il nero che mi scioglie, / rompe la sete / franta sul cuscino". Per senso logico, la conchiglia, altra immagine frequente nelle poesie di Roberta, dovrebbe legarsi all'elemento acquatico, abitando la conchiglia il mare o l'acqua dolce, invece dell'acqua non v'è traccia se non arcaica memoria, nel senso oscillante e perpetuo dell'onda, e piuttosto nella memoria ciclica dell'onda che va e ritorna. Si legge ne Il rosso e il nero. "Spoglia di rughe / antiche e di conchiglie / muoio e rinasco / cento e mille volte". La nudità anzi la svestizione ritorna anche in Improvvise le parole (sezione colore azzurro) con un sei tu che...."...asciughi il mio sudore / di conchiglia, / spogliata e persa". Oppure in Canta la mia sirena, la seconda strofa: "Parla d'un fiume amaro, / respiro di conchiglia / che non teme / la resa alla sua foce. In Abbraccio il tempo la terza strofa dona invece al lettore un quesito irrisolto: "Tramonta , forse, / l'ansia socchiusa / ad una favola / intrisa di conchiglia?". La conchiglia per la sua stessa forma concava riporta all'idea della nicchia e del raccoglimento, ma la poesia di Roberta, poesia piena di vento, soprattutto nella sezione dedicata al colore rosso, è poesia piena di slanci e di voli, forse pindarici, ma pieni di aperture e disponibilità all'emozione spesso destabilizzante che la vita ci impone. Vorrei concludere con alcune immagini piene di leggerezza offerte dalla poesia di Roberta e dal suo respiro di farfalla ma lascio a questo pubblico di sicuramente avidi lettori il gusto solitario di rintracciare nel libro Colore di donna le poesie che accolgono questo volo leggiadro. Ne rammento solo una per concludere con le parole della stessa autrice che, ne L'ultima canzone, ribadisce il suo desiderio di vita perché, dice Roberta "....non è mai la morte / a vincere il destino, / quando cala il sipario / ed è finito il gioco, / anche i pensieri / divengono farfalle". SIMONA
MAIONCHI ************ Divise
in quattro capitoli, "Colore Nero", "Colore Azzurro",
"Colore Rosso" e "Colore Bianco" una quarantina di
poesie che rappresentano quasi il diario letterario di questa brava poetessa
fiorentina che tanti consensi ha ottenuto, e continua ad ottenere, nei più
prestigiosi concorsi letterari. Subito
si resta incantati dal suono di questi versi leggerissimi che però, nella
loro brevità, tendono a legarsi in periodo di due o tre per trovare musiche
inaspettate di endecasillabi e settenari. Poesie che, così finemente elaborate, riescono con facilità ad uscire dal rigore letterario delle pagine stampate per diventare quasi un canto sulle labbra abili dell'autrice che, in queste settimane, ha iniziato a presentarle in una serie di recital organizzati in circoli culturali e librerie di varie città d'Italia. (Da evidenziare quello programmato per le ore 21 di Mercoledì 29 Novembre alla centralissima Libreria Edison di Firenze che vedrà presente anche tutto il direttivo dell'Accademia Vittorio Alfieri e gli altri più stretti collaboratori). DALMAZIO
MASINI ************ Se
è vero che la poesia è questo riverberare dell’anima in inquietudini e
passioni, è questo rigiocarsi sulla pelle ogni sorta d’emozione e
riportare a galla i sopiti pensieri e stringersi nel chiaroscuro dei sensi,
in questo baluginare delle ombre e delle luci, allora i versi, la parola
poetica di Roberta Degl’Innocenti ci riporta memorie ricomposte dentro il
petto attraverso i labirinti del cuore per farsi eco profonda di tali
riverberi, di tali inquietudini, spesso di tali smarrimenti esistenziali. E
c’è una tensione immacolata, una fedele consapevolezza di amori e valori,
un interrogarsi sui destini dell’uomo avvolto nell’abito tessuto di
dolore, nel grido d’ombra che anela alla vastità dei cieli.
Lo stesso titolo della interessante raccolta di poesie di Roberta
Degl’Innocenti ci riporta in una sorta di autoconfessione della coscienza,
alla riscoperta del proprio ruolo e della propria condizione di donna, in
una società che impone, al di là dei classici limiti di un femminismo
stereotipato, l’esercizio della lotta, la corsa all’autodifesa, uno
spirito guerriero per mezzo del quale vincere sui propri limiti, la
battaglia per l’affermazione e il sogno. Su
tutto domina l’idea del colore, come specchio di stati d’animo, come
sensazione epidermica di ogni afflato dello spirito mutevole secondo le
gioie e i dolori, il bene e il male, gli umori ed i sapori che ammantano la
vita e ne impregnano l’essenza. Così le pagine del nostro libro sezionano
i ricordi della morte, della notte e del buio dei sentimenti, quelle
dell’azzurro rimarcano vaghezze emozionali, voci dolcissime, aspirazioni
d’interiorità, trasalimenti inquieti, ed ancora quelle del rosso hanno i
colori della passione, del pulsare incontenibile del cuore e dei sensi,
infine le pagine del colore bianco sono intessute di ricordi e di
meditazioni sulle scale di pietra del tempo che ci avvolge e ci rinchiude in
rivoli di storia. E dunque sopra ogni cosa la silloge si caratterizza per
una certa originalità espressiva. Sull’onda di un tessuto costruttivo,
fatto di slanci appassionati e di serene e limpide visioni, di dolore e di
memorie. Non cede, però, all’ineluttabile rassegnazione, all’amaro rimpianto di mondi perduti o dimenticati, non cede al pathos della sofferenza, di cui la vita è comunque infarcita in forza della condizione umana, non cede all’oscuro gioco delle ombre. Vive invece di solari inquietudini, di sensibilità non arresa alla croce del tempo. Vive nei recessi profondi di una donna smarrita nell’ansia che grida di dentro, nell’eco dei pensieri, nel dolce richiamo dell’ora dell’abbandono e della favola antica che dischiude l’azzurro delle stagioni alte del cuore. VINCENZO
NIGRO ************ Con
questa seconda raccolta di poesie, Roberta Degl’Innocenti intona un canto
di vita e di morte, di gioia e di dolore, di passione e di ragione. Un canto
policromo composto (in ordine di apparizione) del nero, dell’azzurro, del
rosso e del bianco. Quattro colori ai quali, la poetessa fiorentina, dedica
altrettante sezioni, soddisfacendo così la sua esigenza di analisi, di
scavo interiore, di emersione della zona d’ombra. Ma c’è anche un
intenso lavoro di sintesi: non abbiamo a che fare con colori seccati su una
tela. I colori di cui Roberta si tinge sono colori vivi che si fondono e si
confondono continuamente, che sfumano gli uni negli altri, dando vita ad un
unico “Colore di donna”. A volte predomina l’uno, a volte l’altro, a
volte l’altro ancora e così via, ma tutti i colori sono sempre presenti
contemporaneamente. Dunque: analisi e sintesi, vita e morte, passione e
ragione, gioia e dolore, nero e bianco. Una raccolta di liriche che è anche
un inno all’alterità, alla compresenza degli opposti (sottolineata
quest’ultima, anche dalla presenza di ossimori: “con voce di miele/ e di
tempesta”; “gatto randagio/ morbido e graffiante”; “che il vento/
percuote/ e accarezza”), alla realtà multiforme, alla pluralità
dell’io. Eccoci, dunque, alla prima sezione dedicata al colore nero, anzi al non-colore, simbolo da sempre d’infelicità, lutto, malinconia, oscurità, segretezza. “Il Rosso è ardore/ il Nero il mio segreto”. Il nero della notte è custode del dolore, ma anche dei sogni che animano le ombre e i desideri dell’inconscio. Ombre vertiginose che ci costringono ad entrare in contatto con la parte più profonda e sconosciuta di noi stessi. Ma l’ombra prelude sempre alla luce, la luce color azzurro del cielo sgombro di nubi, ma anche del pensiero e della parola. L’azzurro è infatti, per eutonomasia, il colore della comunicazione. In questo caso della comunicazione-confessione. Un modo nobile e generoso di salvare se stessa. Cristallizzare le parole sulla carta aiuta a prendere le distanze dai proprio dolori, dalle proprie paure, dalle proprie passioni, insomma, dai propri sentimenti, a squarciare quel velo che avvolge l’interiorità e a farvi più luce; luce che consola, che fende il cielo e apre la porta del pensiero regalando alla poetessa un “fremito d’azzurro”. E’ la volta del rosso. Un colore che, insieme al nero, signoreggia sugli atri. E’ la stessa Roberta a dircelo: “Il Rosso e il Nero/ sono i miei colori”; la vita e la morte, la vita che è morte e rinascita e poi ancora morte e ancora rinascita, così “cento e mille volte”. Roberta grida sì alla vita nella sua totalità. La vita è fatta di sfumature, la vita inorganica e organica, la vita che è cielo, albe e tramonti ma che è anche sangue e carne (”sangue/ che pulsa e prorompe nel chiarore del mattino”). Una vita, dunque, quella di Roberta Degl’Innocenti, che si colora del rosso della passione, della forza, dell’audacia, del sangue, dell’amore. Ma anche una vita che, come tutte le vite “si disperde piano”. E allora fa il suo ingresso il bianco, “colore del silenzio”, del tempo andato, della memoria che ci consegna alla storia e dell’innocenza, anche quella ormai svanita (“Abbraccio il tempo/che mi fa guerriera/ svanito il gioco/ di giostre e d’aquiloni”). Affiora, dalle liriche di questa sezione, un senso di profonda malinconia, quasi di tristezza, per un tempo che tramonta portando con sé la parola “culla d’una memoria inginocchiata”. Alla fine di questo percorso dell’anima scopriamo che Roberta Degl’Innocenti ci regala un ritratto di sé molto intenso. Una donna, lo ripetiamo, valorosa, forte, audace, un autentico milite. VALERIA
MORGANTINI ************ LETTERE: … il tuo scrivere, appartato e quasi silenzioso rispetto al clamore fiorentino, si rivela alla fine efficace e prezioso da un punto di vista letterario. E così il tuo libro poetico vive davvero nei suoi "colori" femminili di accensione del cuore e di consapevolezza del difficile cammino dell'anima in tempi così brutali di violenza ma anche di reali possibilità per chi ha scelto di ascoltare la voce interiore che suggerisce senza via d'uscita; "nell'aria sparge dolce/la parola/ culla di una memoria inginocchiata" come chiude, splendidamente, il tuo libro! … CARMELO
MEZZASALMA * …
mi hai fatto oltremodo felice nell'inviarmi il tuo libro, pensato in un
primo tempo con il rosso e concepito poi anche con l'azzurro, il nero ed il
bianco. MARCELLO
GHERARDINI * …
ho ricevuto con grande gioia ed emozione vivissima il tuo "Colore di
donna" corredato della magnifica prefazione di Giovanna Fozzer.
Credimi, dirti che l'ho letto due volte di seguito non è un'esagerazione;
il fatto era che evidentemente ero presa nell'ingranaggio dei tuoi versi
compatti e folgoranti, ricchi di musicalità scandita, pieni di eleganza e
raffinatezza di immagini. TITA
PATERNOSTRO * … ti ho letta e riletta con brividi di stupore e tanta commozione-emozione, colore di donna, come rugiada di perle sul prato del mattino. Ti ho rivista con gioia, così come sei, fiore tra i tuoi colori, iride di luce, poetessa guerriera che galoppa in gara con il vento, fresca amazzone che fa trasalire e meditare ad ogni singolo verso. La tua poesia ristora e stimola, ribolle, scorre nelle vene di chi ti legge e si lascia portare e vivere, sull'onda del tuo splendido mondo, tavolozza di colori di un nuovo arcobaleno di poesia. ... Per dirti, insomma, quanto ti ammiro e mi inchino al tuo splendido modo di porgerti … LUCIA
MENINI BELTRAME * …
ho letto la sua raccolta (COLORE DI DONNA) e non posso che darle un parere
più che positivo, tenendo conto - devo necessariamente avvisarla - che più
che un critico sono un tecnico (metrica): infatti noto che sovente i suoi
versi sono endecasillabi composti su due linee, per esempio in "Copre
la terra". LUCIANO
NANNI * …
le splendide poesie della raccolta "Colore di donna" mi sono
giunte da qualche giorno nella elegante ed artistica veste editoriale.
Grazie infinite! In essa la poesia vincitrice al Formica Nera trova
collocazione come una gemma incastonata nel suo ampio e giusto spazio
poetico e vi acquista una luce anche maggiore. E' stata una gioia
ritrovarla. LUCIA
GADDO * Al
rientro dalle vacanze ho trovato il gradito libro "Colore di
donna", per l'invio del quale ti ringrazio, seppure con notevole
ritardo. GIACINTA
DALL'ORA * Le
trascrivo un giudizio: SILVANO
DEMARCHI * …
ho letto con vero piacere la tua raccolta di poesie "Colore di
donna" e devo confessarti che mi è piaciuta parecchio, non solo per la
squisita veste tipografica e il disegno di copertina (molto delicato e
consone al titolo del volumetto), ma soprattutto per la trasparenza
espressiva dei tuoi versi e l'incisività delle tue forti, colorate immagini
poetiche, dense di fascino evocativo, di emotività sentimentale e di sogno. GAETANO
QUINCI * … nei suoi versi, scorre con naturalezza l'armonia di un canto alto, leggiadro e coerente con il vissuto del tempo stesso, accattivante e struggente: una punta di lancia che sfiora e incide il corpo delle emozioni, una voce sommessa e fervida, voce semantica di un dire sapiente e pronunciato per chiara urgenza interiore … MARIO
SILENO KLEIN * Roberta,
poche righe per esternarti alcune mie sensazioni che probabilmente vanno
oltre lo scrivere, sensazioni che fanno parte del mio ragionamento
immaginario, quindi non so se avrò la capacità di renderle leggibili. MAURO
MARZI * …
ho ricevuto tempo fa il suo splendido libro "Colore di donna" che
è già divenuto patrimonio della nostra sempre più ricca biblioteca di
Autori Nuovi. CLAUDIO
PERILLO
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