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IL VENDITORE DI PALLONCINI E ALTRE STORIE

 

E' appena il caso di ricordare, a proposito di questa raccolta di brevi "racconti fantastici" di Roberta Degl'Innocenti, quale spazio occupi nella nostra tradizione letteraria il tema del sogno come metafora per esprimere i difficili e contraddittori rapporti che legano la finzione alla realtà. Basterebbe pensare a un'opera come  La vida es sueno di Calderon de la Barca, oppure alle pagine indimenticabili de Il sosia di Dostoevskij sospese, appunto, tra i furori del reale  e lo sguardo, visionario e penetrante, del sogno. Anche  Roberta Degl'Innocenti con Il venditore di palloncini, dunque, ha scelto, per così dire, di abitare lo spazio letterario più prossimo all'illusione e alla creazione fantastica, ma per avere maggior presa sulle vicende del reale, della veglia, non essendoci, come ci ricorda Leopardi in un suo famoso paradosso, "altro di sostanza al mondo che le illusioni". Non sono forse le Utopie di ogni tempo dei grandi sogni ad occhi aperti, dei tentativi di sovvertire quanto di ottuso e di ingiusto si trova nel mondo degli uomini attraverso la "disobbedienza" radicale alle convenzioni del verosimile? Ed è appunto richiamandosi a molte di queste "voci della disobbedienza" (da Emily Dickinson a Edgar Lee Masters) che Roberta Degl'Innocenti  apre con questi racconti un dialogo profondo con il lettore, un un'atmosfera di magica, struggente intimità, cercando un confronto "un'opportunità" - come ha notato Giulio Panzani nella sua Prefazione - " per trasformarsi e vivere, entro il codice della parola, una propria libertà, uno svincolo dalle tensioni quotidiane".

Una prosa "sognante", dunque, questa di Roberta Degl'Innocenti, ma condotta con uno stile concentrato ed essenziale, come si conviene alla comprensione di quegli eventi dell'anima che costituiscono, appena al di sotto dell'epidermide razionale, la vera trama del pensiero umano. Se è vero, come a noi sembra, che l'autrice ripercorre per certi aspetti i luoghi e gli accorgimenti caratteristici della "letteratura del sogno", tuttavia la genuina ispirazione di questi racconti va cercata nelle struttura ordinata, ed anche ostinata, dell'intera raccolta. Il venditore di Palloncini di Roberta Degl'Innocenti, così, assomiglia ad una sorta di mappa interiore in cui sono state segnate le paure, le sconfitte, i desideri inespressi del cuore e la nostalgia, ampia e vitale, di un'esistenza intessuta, appunto, della concretezza della fantasia, quando questa diviene espressione e richiesta di maggiore umanità. Ed ecco, allora, che l'autrice ci conduce ora verso il dramma di una coscienza che non sa scegliere a quale dimensione appartenere e che rimane, alla fine, impotente alla terribile compresenza nella vita di verità e menzogna. Ora, invece, assistiamo al naufragio di un'esistenza apparentemente senza senso che si riscatta, all'insaputa di tutti, nell'ammirazione e nella gratitudine di alcuni bambini. Particolarmente riuscito, a nostro avviso, il racconto, intitolato L'ombrellone dove, con delicatezza ed efficacia, viene affrontato il problema, non certo alla moda, in tempi, come i nostri, di trionfante vitalismo, di quanto sia debitore un autentico sentimento di amore al senso, cosciente, della morte.

In definitiva, Il venditore di palloncini di Roberta Degl'Innocenti è un testo che ha in sé tutta la forza e la persuasività di una provocazione, rivolta, ci sembra ormai evidente, contro l'avvilimento delle qualità creative dell'anima, da parte di una società e di una cultura che si definiscono "moderne" e che hanno fatto dell'evidente razionale quasi una professione di fede, ma che, per molti aspetti, risultano di una superficialità disarmante nei confronti della complessità dell'uomo, quanto non assumono posizioni possibilistiche o di superiore indifferenza verso il dilagare della violenza e della distruttività umana. Il sogno, dunque, come ci ha ricordato Roberta Degl'Innocenti, può renderci più umani, più disponibili, aggiungiamo noi, a quell'umiltà di cuore senza il quale non può esserci, almeno, il presentimento della felicità.

CARMELO MEZZASALMA
Firenze - dicembre 1995

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Mani alzate a sostenere un sogno, mani che stringono la corda di palloncini leggeri, inconsistenti, persi per aria, mani in atteggiamento di offerta e di protesta insieme per le cattiverie e le ingiustizie del mondo.
In questo modo si potrebbe raffigurare simbolicamente il contenuto del libro di Roberta Degl'Innocenti.
La scansione dei racconti essenziali e coinvolgenti, è dettata dalla vitalità delle idee di cui la contenutezza dei temi trattati e la risoluzione incisiva di situazioni quasi sempre ideali costituiscono il punto di forza.
Attraverso la dinamica degli avvenimenti narrati, dal primo all'ultimo, si ravviva la delicatezza dell'ordito. Le situazioni si intuiscono ma non si denunciano mai apertamente al punto che nelle conclusioni talvolta così rapide da sembrare affrettate, appare evidente il desiderio dell'autrice di aprire un canale verso il mondo esterno, al fine di uscire dal suo isolamento onirico per comunicare esperienze o sensazioni.
Il lettore diventa a questo punto compartecipe della narrazione, può dettare la conclusione, può interpretare come meglio crede la situazione che volge alla fine.
Ed è proprio il finale a sorpresa come nella "Verità", laddove si gioca con la finzione lasciando aperto il varco alle più svariate ipotesi interpretative che rende i racconti, argomento di per sé difficile perché poco trattato, di particolare godibilità.
Ma, teniamo presente che la Degl'Innocenti non vuole sorprendere, in lei è naturale un'inconsapevole e sottile voglia di registrare sul nastro della memoria le impercettibili sensazioni che segnano la vita dell'uomo, o in particolare, la sua.
L'autrice osserva il mondo con occhio attento, ma distaccato, quasi spinta dal desiderio di allontanarsi dalle sue stesse implicazioni intimistiche.
Così Myria, la ragazza dal vestito bianco che si addormenta fra folletti e giochi d'infanzia, lascia aperta la porta del dubbio. Sonno temporaneo o sonno eterno? L'importante comunque è allontanarsi dal fastidioso correre della vita e rifugiarsi nel mondo dei palloncini, un po' l'ideale di tutti. Sul filo della verosimiglianza si snodano anche gli altri racconti.
"La risposta", una lettera non aperta per timore, strappata in mille pezzi. L'insostenibile horror vacui. Preferibile non sapere. La risposta il destinatario già la sa, ma vuole continuare ad illudersi ed esce nel sole.
Ancora "L'ombrellone". Ragazzi dal corpo abbronzato sulla spiaggia bianca, felici di possedere l'estate. Da una parte l'ombrellone azzurro e la seggiolina bianca, vuota. Poi la signora trasparente che si siede soltanto per un giorno. Presagio di fine imminente? L'autrice lascia nel vago. Implacabile e corrosivo vago di cui tutti abbiamo paura.
Il gioioso "Venditore di palloncini", che tra i racconti raccogliendo la titolazione è forse il più significativo, si allontana curvo sotto il peso pur leggero dei palloncini. Strappa un sorriso ai bambini e non torna più. Ha finito il compito quando il bambino non è più in grado di scorgerlo. Manibus lilia plenis: chissà perchè questo bellissimo verso di Virgilio torna alla memoria.
Nel "Campo degli olivi", la freschezza di una campagna a cui volgono gli occhi pateticamente lunghi di un povero vecchio del quale è venduto il terreno. I tempi cambiano, lui abbraccia il suo tronco d'olivo ne bacia le rugose asperità e piange. La vita si strappa ogni giorno di più. Carne da macero, neppure riciclabile. Aquiloni che sfuggono alle mani di ragazzi inquieti, scoppiano o s'incontrano in cielo, a raccontarsi le novelle dei poveri umani tutti pronti ad ingannarsi senza peraltro riconoscerlo.
La simbologia della mano tesa torna alla memoria.
La Degl'Innocenti con questi brevi, eleganti, e sobri racconti ha cercato la mano del suo simile, e di chi in particolare. avendo aures audendi, audiat.
Non ha raccontato novelle, ma la novella della vita, sia pure frammentaria, inesatta, incompleta, senza pretese di morale o intenzioni didascaliche.
Regala l'anima alle cose.
La panchina che piange sotto il peso del corpo di una ragazza sola. Eccolo l'amico. Il gattino felice le si accosta e si struscia alle gambe. Solo come lei. Il vento sorride e gonfia le gote, riempiendosi di polvere salata.

GIULIANA MATTHIEU
Livorno - dicembre 1995
Recensione pubblicata sul "Ballata" n. 4 - anno 1995

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"I sentimenti nobili e gli incubi con possibili soluzioni spirituali si fanno largo nei racconti poetici di una voce nuova e tuttavia già di spessore: quella di Roberta Degl'Innocenti.
Questa giovane autrice, che dà suggerimenti impliciti per migliorare l'esistenza, innaffiando la durezza del percorso con benefiche sensazioni di conforto, è una donna "fragile e potente", che sogna e vive.
Non dubito che il suo talento sarà sempre più conosciuto ed apprezzato."

LIDIA VIVIANI
Firenze - gennaio 1997

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