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IL
PERCORSO
"Una
sensazione tra le più dilettevoli, che la poesia ci procura è senza dubbio
quella che crea il poeta quando riesce a suscitare nell'animo del lettore
una perfetta solidarietà contestuale tra immagini proposte e ciò che
intende significare.
E' allora che la poesia diventa affascinante in quanto testimonia una sorta
di misteriosa corrispondenza di pensieri fra persone che non si conoscono.
Tutto ciò si può riscontrare leggendo questa raccolta di poesie di
Roberta Degl'Innocenti, poetessa che tenta di esplorare il proprio io ed in
quel mondo riesce a far scoprire al lettore emozioni misteriose, comuni a
tutti noi.
Poesie
come Domani e Attraverso l'anima vanno lette, meditate, e poi ci si scopre a
vederci indotti ad annotare, a piè di pagina, un pensiero, un
interrogativo, una frase, con ...un forse... un chissà, avverbi che
racchiudono tutti i dubbi e le speranze umane, tutti i sogni e le speranze
che sono racchiusi in queste liriche e che sono dell'autrice e di chi legge.
Poesia
che sintetizza il senso della nostra esistenza, evocandone, con versi
compatti, i momenti, le circostanze, le emozioni essenziali."
PIETRO
CIRILLO
Recensione
pubblicata sulla rivista culturale "Il Club degli Autori" n. 59/60
Milano
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"Come
i suoi racconti anche la silloge poetica si presenta compatta e
affascinante; l'autrice possiede la sicurezza e l'abilità tecnica di chi si
dedica da anni alla scrittura.
I suoi sono versi che scavano nei ricordi e danno vita al passato,
riproponendoli nel presente della memoria.
Nella sua poesia, di ispirazione unitaria, carica di significati e ricca di
espressività si evidenzia una coerente vitalità di idee e di sentimenti.
Nel
gioco di incastri si dispiega una sorta di autoanalisi esistenziale che,
espressa in un'intima musicalità, riesce a sondare all'interno della
propria psiche, in una ricerca amara e sofferente anche se, in alcune sue
produzioni, si apre alla speranza ed a nuove prospettive".
TITA
PATERNOSTRO
Pistoia -
Dalla
trasmissione televisiva "Non solo Poesia"
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Con
una tematica che si avvale di principi universali che nel corso dei giorni
hanno contribuito a limare la primitiva rozzezza dell'uomo, rendendola
sempre più simile al candore del fanciullino per un insito desiderio di
chiarezza gelosamente celato, si dipana la poetica di Roberta
Degl'Innocenti.
Il cuore umano è un misterioso crogiolo dove fremono e si agitano
sentimenti contrastanti. Odi et amo diceva
Catullo nel famoso distico, pensando alla volubile Lesbia. Roberta
Degl'Innocenti nel percorrere il suo cammino a ritroso cerca di sfatare il
mito del silenzio, aprendo cautamente ma con singolare onestà, il suo intus,
sciorinando rimpianti, desideri, sogni e fantasie. L'incipit
proviene dalle ultime liriche, quelle che meglio rappresentano il suo animus
perché più vicine ad una sensibilità raggiunta attraverso aspera
ad astra.
La maturazione avviene per gradi, perché la natura non fa salti, ma procede
con lenta ma inevitabile progressione. La nostra poetessa segue
quest'andamento. Non assume nessuna altra forma che non sia la sua, partendo
dall'esame esaltante ma altrettanto doloroso delle sue intime frustrazioni,
delle periodiche concessioni ai giorni, ai quali regala gelosi bocconi di sé.
Niente di nuovo sotto il sole, una generazione va, una viene. Il mondo gira
sempre nello stesso verso. Gli uomini lo abitano, credendosi eterni e
tramandano il loro indistruttibile ego ai figli e ai figli dei figli
servendosi di opere e fatti. Ma il sole sorge ogni mattina e tramonta ogni
sera, negli stessi punti cardinali. Si aprono e si richiudono le finestre
nell'identico modo. I poeti lo sanno, anzi
lo temono e si servono di questo infallibile calendario naturale per
incidere i giorni sulla pelle. Parlano di sé anche se non lo vogliono
ammettere, rovistano fra ceneri mai spente, si nutrono delle loro esperienze
per esaltare o distruggere e seguendo il sole aspettano il buio.
La vicinanza di noi stessi non dà felicità, anzi la nega perché genera la
consapevolezza della propria identità adulta e risolta attraverso le
innegabili dolorose esperienze dell'addio al passato. La Degl'Innocenti lo
ammette con reticente umiltà. Appoggia la testa sul davanzale della
finestra e guardando la parabola del sole, divide la giornata in fasi
alterne.Asciutti sintagmi dal periodare sommesso che gridano il timore della
notte. Allora nel suo percorso amaro e struggente si distaccano i periodi
della vita, lenti giustizieri del sentimento.
E lei dà l'addio al passato. Lo chiama, lo evoca e lo rifiuta. Il percorso
pretende che la terra completi il suo giro intorno al sole. La finestra si
apre alla mattina e si chiude alla sera.
La
sua "Antica casa dispone di
quattro mura di cartone....e rossi gerani alla finestra", ma lei
solo talvolta "si concede come
una cortigiana ai suoi ricordi...perché
in un impossibile ritorno, sfiora
nella notturna quiete, bambole di pezza che il tempo non ha sconfitto".
Il Natale arriva puntuale ogni anno, "ma
dei tanti giorni spesi a tessere magiche trame, niente è rimasto.... e
meglio sarebbe un Natale da non recingere nella stanza".
Le emozioni e le percezioni mettono
a soqquadro un clima di apparente calma, mentre "le
voci impercettibili nate dall'intimo crescono e s'impongono a sovrastare la
voce del silenzio".
La Degl'Innocenti allora con il suo
facile periodare che sembra scaturire da sensazioni ancestrali, arrivare a
controllare le prime alle quali dare l'addio è più difficile. Così nei
"Primi Versi" che creano attimi di incontrollabile tensione si scopre
"Maschera": "in una
sequenza di gesti, di false e derisorie parole: imitazione di felicità",
mentre nella riscoperta realtà
"riesce a sorridere della sua
tristezza, della sua stupidità e persino della sua disperazione". A questo punto del tragitto in un malinconico
andare si lascia prendere dal sonno "che
come ironico folletto insegue, circonda e vince".
L'addio
pretende l'ascolto e dichiara l'uomo risolto. Portare alla bocca una bambola
di pezza senza ricordare, stringere il mazzo dei papaveri senza macchiarsi
di rosso e sorridere al sole, mentre tacciono gli echi ribelli di furtive
memorie forse è la più catartica delle accettazioni di un percorso
iniziato attraverso l'anima, inseguendo chimere.
GIULIANA
MATTHIEU
Recensione pubblicata sulla rivista culturale "La Ballata"
n.1/1997
- Livorno
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