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UN VESTITO DI NIENTE

 

Roberta Degl’Innocenti è nata e vive a Firenze, è autrice di numerose raccolte tra cui “L’Azalea” (1998), “Colore di donna” (2000), e “Donne in fuga” (2003). Si tratta di poesie dove s’intrecciano vari registri, non sempre necessariamente in accordo tra di loro, quasi a formare un controcanto corale. “Un Vestito di niente” (Edizioni del leone) è infatti un volume in cui classicità e desiderio si danno il cambio, in cui la brama e la quiete coesistono. A volte la poesia di Roberta raggiunge una realtà stupefatta, un’estasi dell’immagine e della versificazione. L’effetto, come nota Paolo Ruffilli, “è una tenerezza espressa come eleganza di strutture, delicatezza di modi e di toni, flessibilità melodica, leggerezza d’immagini”.

ROBERTO CARIFI
POESIA - Crocetti, Milano N.194/2005 Rubrica Per Competenza

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Se si vuole vestire di niente o al massimo indossare un abito colore della pioggia (v. testo eponimo all’inizio del libro) vuol dire che ci si offre nudi e indifesi al fuoco segreto che ci divora e alle ossessioni che esaltano e deprimono con la nostra mente la nostra esistenza. Osservo poi che la pioggia, figlia delle nuvole e del temporale, riunisce i simboli del fuoco (lampo) e dell’acqua, rivestendo il doppio significato di fertilizzazione spirituale e materiale.

Questo bel libro di Roberta Degl’Innocenti è intriso di malinconia (etimologicamente “umor nero”); ora la Stimmung malinconica (per Baudelaire sempre inseparabile dal sentimento del bello) è strettamente correlata all’esperienza creativa. Perciò non è un caso se in esso si parla spesso – e in maniera un po’ troppo irruenta – di “rabbia” (“anima dannata a levigare spigoli/di rabbia”, p. 20; “voglia di rabbia e d’infinito / sopra l’angoscia cieca della sera”, p. 26, anche se questo è solo uno dei topoi su cui si polarizza il discorso poetico; l’altro è la tenerezza, l’urgenza affettiva. Ma un po’ tutto Un vestito di niente si organizza intorno a coppie oppositive di questo tipo (preghiera e bestemmia, riso e pianto. ecc.) a conferma della scissione profonda che lo pervade. E’ inoltre certo che all’origine del gesto poetico dell’autrice sta un moto violento di insofferenza per la realtà data con la conseguente e necessaria apertura di uno spazio esistenziale popolato di sogni e favole - streghe, boschi, elfi sono presenze ricorrenti – che sappiano placare le intermittenze del cuore. Anche quando si parla di un episodio contingente o un’esperienza vissuta (come succede in almeno tre poesie della sezione Vertigine) ecco che scatta un procedimento di alleggerimento, sicché quell’episodio e quell’esperienza risultano alla fine intessuti della stessa materia impalpabile dei sogni. Nel complesso risulta alto l’interesse erotico per un mondo onirico che si contrappone a quello reale.

Poesia malinconica (“umorale”) quindi, e pure lunare, notturna; espressione di un animo non rassegnato, anzi indomito e combattivo. La luna trionfa sul sole, la notte sul giorno e la rosa, il più sensuale dei fiori, su tutti gli altri (”palpitando stupori d’innocenza / apro le labbra in lussuria di rosa”, p.23). L’io lirico, abbandonata ogni forma di razionale controllo, è animato da un formidabile desiderio di dissolvenza di sé nelle sensazioni più immediate (visive, olfattive, tattili) e le immagini, dalla valenza analogica e tendenti all’accumulo, rampollano nella più assoluta arbitrarietà ma anche nella loro assoluta, cruda e lancinante bellezza.

Questa è anche poesia femminile nel senso meno deteriore del termine, visto che la persona dell’io non solo assume orgogliosa coscienza del proprio genere, ma istituisce anche un circolo vizioso tra donna, poesia e amore (“Donne in amore, donne in poesia”, p. 47), dando per certa l’equivalenza o meglio la convertibilità dei tre termini; è vero tuttavia che il testo da cui ho tratto la precedente citazione è anche un omaggio all’amicizia femminile. L’esaltazione della femminilità era d'altronde presente nel libro di narrativa Donne in fuga (2003), le cui protagoniste trovano qui una commossa rievocazione. Certo, talvolta la parole poetica di Roberta degl’Innocenti appare innamorata di sé fino all’estremo della compiacenza narcisistica(“…vivo di parole / inseguite, bagnate sulle labbra, cullate / dentro il grembo, accarezzate piano”). Ma è parola aurorale, nuda e indifesa perché chi la pronuncia ha detto in anticipo che vuole un “vestito di niente”, un vestito colore della pioggia.

GIORGIO POLI
PUNTO DI VISTA - Padova, Aprile Giugno 2005 n.44 

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Se la poesia è canto, quest’autrice ha saputo interpretarla ad ottimi livelli. I suoi sono versi infatti sempre ben ritmati, la melodia che si è scelta è quella del sangue che scorre nelle vene, dell’irrompere però anche nel silenzio e di una dote tutta femminile di vivere il corpo, le sensazioni  le emozioni con leggerezza, fondendo carnalità e spirito. Amore, contemplazione, gioia della vita oppure momenti di riflessione, ma sempre con uno sbocco solare. Questo troverà il lettore nella raccolta che riesce nell’impresa non facile di scivolare leggera, poesia dopo poesia, senza ripetizioni, ma tornando sullo stesso passo, come una danza. La ricerca stilistica, l’incastro delle parole è tale che si può considerare la silloge come un vero velo. “Un vestito di niente” perché così è la poesia, portarsi a nudo, slanciarsi senza pesi e schermi che ci limitano nel gustare il brivido della vita e forse accostarsi all’estrema nudità che sta nel far parlare lo spirito anche nel corpo e nella materia.

GIAN PIERO PRASSI
BACHERONTIUS - S.Margherita Ligure, Maggio 2005 n.3-4 

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Le pagine introduttive di Paolo Ruffilli amplificano subito il discorso poetico di Roberta Degl’Innocenti dove i colori dell’anima si riappropriano di proposte espressive che affondano nella valenza e nella purezza dell’estetica.

Cinque sono le parti della silloge. Ma non sono distaccate l’una dall’altra, ma unite da un filo logico che le accorda in un suono limpido e cristallino.

La poetessa guarda alla parola, alla scrittura, come ad “sisma” del cuore e della mente, e libera la scrittura dalle scorie di significati desueti, per assurgere ai segni alfabetici che legano e sviluppano periodi netti e fortemente icastici.

Così, gli elementi del quotidiano si trasformano in immagini poetiche setacciate per elevarsi a dignità di presenza, e ne nasce un costante scavo psicologico alla realtà dell’amore e dei sentimenti.

LUIGI PUMPO
PRESENZA -
Napoli, Marzo 2005

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Quella di Roberta Degl’Innocenti, quale appare dal suo recente libro di versi Un vestito di niente, è una poesia estremamente musicale e ricca di immagini, che tende ad assumere un andamento narrativo e a dar luogo, come osserva Paolo Ruffilli nella sua prefazione, ad una lirica di stampo onirico e fantastico, divenendo anch’essa “una sorta di cronaca magico-rituale delle cose e del mondo”.

Si legga, per fare qualche esempio: “Fiaccole accese e rulli di tamburo, / Piazza del Campo scalpita tempesta. / Conchiglia che si apre, perla di fiume, / grembo trasparente” (Fiaccole accese); “Esterina parlava ed io scrivevo, / rapida come il volo degli uccelli. / Sulla riva del fiume ricamavo / parole fitte e lacrime rubate” (Esterina); “Ti scrivo una canzone per le sere / d’inverno quando una luce bruna / si fa fumo  e crepitano nell’ombra le parole… (Canzone).

A tale limpidità espressiva fa però riscontro, come pure nota Ruffilli, un’intima drammaticità dei contenuti, che si accompagna ad una sofferta inquietudine; il che è evidente in versi quali: “Siamo i cantori dei vicoli bui, degli antri / oscuri dove la mente si squarcia e si dilata” (Siamo i cantori); “E’ un grande dono la pazzia. Quella / che dirige la penna e poi commuove: / risa di scherno, maschera bugiarda” (Estensione di giallo); “Ogni giorno il cuore mi stupiva / batteva con la testa in squilli di furore. / Scolpivo bambole pirata, elfi nascenti / sul palmo della mano e lacrime da bere” (Argento e nero).

C’è poi nella lirica di Roberta Degl’Innocenti il gusto dell’immagine un po’ surreale e persino espressionistica, che è indice in lei di una buona capacità inventiva. “Simulazione di rosso nei pensieri, / candidi come agnelli trucidati” (Simulazione di rosso); “Un concerto in piazza, la musica / negli occhi” (Concerto); “Di notte passeggiavo lungo il fiume, / pellegrina di respiri e aurore vellutate” (A piedi nudi).

Ne risulta una silloge di notevole resa, che bene esprime la personalità artistica della sua autrice, la quale si presenta a noi come dotata di una sapienza tecnica mai fine a se stessa, ma sempre unita all’urgenza di contenuti schietti e autentici.

ELIO ANDRIUOLI
LA NUOVA TRIBUNA LETTERARIA - Padova, n.79/2005

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Molteplici sono i registri su cui si muove la poesia dell’autrice; prendiamo un aspetto “esteriore”: i colori, tra cui il bianco (E. Dickinson p. 19), ma in tessiture originali giusto il rilievo di classicità velata che irrompe nel più moderno (ir)razionale creativo, intuizione che si rinnova: non a caso una sezione del libro s’intitola Vertigine. Si chiede la Degl’Innocenti? “E’ forse blasfemo /ciò che scrivo?” (Leggerezza di piuma, vv. 3-4): di certo porta la parola al calor bianco – in analogia; la bellezza femminile dell’immagine però resta nel sogno fiabesco e irripetibile.

LUCIANO NANNI
Redazione PUNTO DI VISTA - Nota di Lettura -
Padova, N.43/2005

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Dopo “Il percorso” (1996) e “Colore di donna” (2000) ecco la terza raccolta poetica di Roberta Degl’Innocenti, un pilastro nel suo itinerario sempre più teso alla conquista di una netta identificazione artistica. Siamo certi che questo non è il suo approdo e che sicuramente ci saprà regalare altre tappe del viaggio, mi sembra però che qui la sua maturità risulti ormai pienamente acquisita.

E non c’è in queste pagine spazio per formalità o luoghi banali: tutte le parole, tutti i versi sono stati accuratamente soppesati, levigati, colorati per essere cuciti sul quel vestito dove il niente si trasforma in eccezionale poesia.

DALMAZIO MASINI
L'ALFIERE - Firenze,
2/36 Giugno 2005

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Audace e sferzante, Roberta Degl’Innocenti, nasconde il pudore e alimenta i brividi nella schiena, tra desiderio d’estasi e naufragio nei pensieri sempre imminenti quasi a cavalcare la  vita e il tempo che fugge: le “occasioni” si dissolvono anche in mezzo a sorrisi che intrigano, a un modulare le pagine in una sorta di meraviglia davanti alla realtà assai più complessa di quello che si possa pensare e tutto quel pulviscolo lirico penetra nelle crepe esistenziali, nelle situazioni precarie, nelle assenze e nelle simulazioni. “Viaggiatrice di sogni”, “padrona e schiava” delle sue inquietudini e delle mutazioni delle intenzioni nell’attraversare i “sentieri di parole”, nell’illuminare le zone oscure dove la mente si dilata: emerge prepotente la voglia di rabbia, quel desiderio di estrema congiunzione tra un vestito di niente e un incanto di serpente e quel malessere, non ancora identificato, avvelena e lacera. Immagine vertigine dove gemere è come amare, e rossa è la bocca vogliosa, come sangue caldo, come rosa che profuma per mestiere. Cattivi pensieri ormai conficcati nella pelle.

MASSIMO BARILE
IL CLUB DEGLI AUTORI n.151/152/2005 - Melegnano (Mi)

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LETTERE:

Carissima Roberta,

è una giornata bellissima perché mi è arrivato il tuo libro, così dolce, raffinato, fervidamente inventivo: tu celebri meravigliosamente la bellezza della vita, con tante emozioni e giocosità amorose in forza delle più sapienti allegorie come il vestito di niente, le rose, le dita d’aria, farfalle come anime, il sogno, i corpi più ammirabili.

Lo presenti da qualche parte? Con i più affettuosi saluti.

GIORGIO BARBERI SQUAROTTI
Critico
Torino - Lettera, 5 febbraio 2005

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Cara Signora Roberta, La ringrazio del dono “Un vestito di niente”, una raccolta sapiente, matura, densa di vita, dove lei rivela una fervida creatività. L’ho letta giorno per giorno gustando la vena lirica che la percorre. Pagina per pagina percepivo il suo sentire di donna, le sue gioie e angosce, i suoi pensieri, ripercorrendo un tratto del suo itinerario spirituale.

Non mi va di fare il maestrino-critico che segnala le parti importanti di un libro o di una composizione.

Non è con questo spirito che le dico che “Vascello d’ambra” è una poesia incantevole che contiene versi gioiello come:

“Osservo il mondo dietro la finestra,
scrivo parole d’acqua e desiderio,
vomitando dolcezze di luna”.

I più cordiali saluti. E ancora grazie.

ERMELLINO MAZZOLENI
Critico
Bergamo - Lettera, 17 marzo 2005

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Ho letto il suo “Vestito” trovandovi una freschezza impaziente per le cose comuni, ricreandole in lucori in cui la spigliatezza sgorga prima della complessità metrica. Vi appaiono quotidianità e strappi al “consentito” che fanno dei versi dei grimaldelli per raggiungere ciò che preme “indicibile” altrimenti.

CARLO VILLA
Scrittore
Roma - Lettera, marzo 2005

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…Leggendo il Suo ultimo libro di poesie mi ha colto soprattutto la compattezza strutturale  dei singoli componimenti, la musicalità del verso, così ricco di vivaci immagini, spesso floreali e di acute riflessioni.

SILVANO DEMARCHI
Critico
Bolzano - Lettera, 7 marzo 2005

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Grazie del libro.

E’ una silloge in cui l’interiorità è data dalla voce, dallo sguardo, dal sentimento di donna.

E’ un percorso nel reale, un racconto nel quotidiano, in cui lo sguardo di donna unisce livelli diversi e li esprime in modo personale e archetipico: una voce femminile propria e di ogni donna in ogni tempo.

E’ un bel percorso.

Un vestito di poesia

GIUSEPPE BALDASSARRE
Critico
Prato - Lettera, 29 aprile 2005

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Carissima Roberta, che piacere “rincontrarti”!

Grazie per il tuo ricordarmi, per le parole gentili e per il tuo splendido dono.

Quanta natura, quanto colore, quanta smagliante, vivacissima, femminilità in queste pagine!

Farei una raccolta di molti versi icastici, folgoranti che dipingono ciascuno una scena di realtà quotidiana, con l’immediatezza dell’affresco. Mi ha particolarmente colpita “Scialli pervinca”, nella sezione che già preferisco, “Vertigine”.

Grazie e  grazie ancora.

E complimenti vivissimi per la tua attività e i tuoi meritati successi.

Un abbraccio forte.

LUCIA GADDO
Poetessa
Padova - Lettera, 7 marzo 2005

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…Devi essere orgogliosa di questa tua nuova pubblicazione che  mio parere ti proietta in avanti poeticamente parlando. Ti ripeto cose che probabilmente ti ho già detto in altre occasioni però, credo che faccia piacere leggerle. Come ben sai io non sono un critico e vado di getto conforme quello che un testo riesce a trasmettermi. Devo dire che ad un’attenta lettura ho scoperto una Roberta più matura, più consapevole del registro della parola e della sua musicalità. Hai allungato i versi dando loro una pregnanza particolare usando con maestria il simbolo e la metafora.

Hai saputo far cantare il cuore in diverse sfaccettature del tempo, cogliendo sempre il fiore appropriato, quello che sa la dolcezza e il brivido, la carezza e il dolore. Non ti dico le poesie che mi sono più  piaciute perché farei un torto alle altre.

Condivido la prefazione attenta di Paolo Ruffilli, in modo particolare quando parla del vaglia del “terzo occhio” e della “meraviglia celeste”.

Quando hai affermato che ritenevi “Prigioniera” la chiave di lettura di “Un vestito di niente”, mi sono sentita lusingata per la prova di stima che hai riservato a me come poetessa e come amica…

LILIA SLOMP FERRARI
Poetessa
Trento - Lettera, aprile 2005

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A ROBERTA

Dolcissima luna fanciulla,
Roberta,
dall’anima stanca talvolta,
talaltra gioiosa,
per te non passano gli anni
in cesellate parole,
Roberta, tu vedi lontano
e sei quotidiana guerriera
per una Musa che soffre:
la grande Poesia

DUCCIA CAMICIOTTI
Critico letterario e d'arte
Firenze - Poesia, 13 febbraio 2005

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Dopo una prima lettura ho avuto paura, paura di essere infinitamente grande e che il tempo che ho di fronte sia infinitamente poco. Non fraintendermi grande d'età, questo tuo ultimo libro, è un libro adulto, corposo, che ingoia e deglutisce il tempo trascorso, temo "UN VESTITO DI NIENTE" perché marca quel tempo, sei diventata grande nello scrivere, nel pensare, nel riflettere sull'ieri e sull'oggi. Quelle riflessioni che una volta si dicevano fanno gli uomini e le donne maturi. Il domani sembra un’incognita da svelare oggi. Se non avessimo la capacità di svelarlo? Oppure di inventarlo? Ecco la paura, una potente riflessione adulta che denota l'età dell'anima, quell'anima e quel pensiero che non può fermarsi, rimanere statico. COLORE DI DONNA fu lo slancio esilarante che preparò il terreno, adesso c'è l'esaltante maturità la quale non può e non deve essere la fase finale, adesso che sai che il bello esiste e puoi anche prenderlo per mano, portarlo a ballare nel modo in cui preferisci danzare, un ballo volgare, un tango carnale, un walzer delicato poco importa, sei tu a guidare. Hai capito che non puoi restare ferma a guardare gli altri ballare, o farti guidare da mani che poco sanno di come si interpreta una danza lunga una vita. Fino da adesso puoi iniziare con il primo passo.

MAURO MARZI
Scrittore
Malmantile (Firenze) - Email, 3 marzo 2005

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(…) Durante il soggiorno al mare ho letto con interesse Un vestito di niente (Spinea, Edizioni del Leone, 2005).
Delicatezza, splendore, raffinatezza percorrono questi versi cristallini tesi a valorizzare la bellezza dell’esistenza (“Fammi prendere una nuvola in affitto / un segreto del cuore, un mutamento”). La poesia profuma fragranza di bellezza, di suggestioni e di palpiti, scoperti all’interno della quotidianità, della natura, degli eventi della vita, del tempo e delle stagioni (“Aspetterò la fine dell’estate / per imboccare il sentiero segreto, / quello fatato che conduce al bosco”). E’ il fascino del reale che solo il poeta sa cogliere (“C’è un’ombra di passi lungo il fiume”).

Complimenti, cordiali saluti e buone vacanze.

GIULIANO LADOLFI
Direttore della rivista culturale ATELIER
Novara - lettera, 9 agosto 2005

 

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