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UN VESTITO DI NIENTE
Roberta Degl’Innocenti è nata e vive a Firenze, è autrice di numerose raccolte tra cui “L’Azalea” (1998), “Colore di donna” (2000), e “Donne in fuga” (2003). Si tratta di poesie dove s’intrecciano vari registri, non sempre necessariamente in accordo tra di loro, quasi a formare un controcanto corale. “Un Vestito di niente” (Edizioni del leone) è infatti un volume in cui classicità e desiderio si danno il cambio, in cui la brama e la quiete coesistono. A volte la poesia di Roberta raggiunge una realtà stupefatta, un’estasi dell’immagine e della versificazione. L’effetto, come nota Paolo Ruffilli, “è una tenerezza espressa come eleganza di strutture, delicatezza di modi e di toni, flessibilità melodica, leggerezza d’immagini”. ROBERTO
CARIFI ************ Se
si vuole vestire di niente o al massimo indossare un abito colore della
pioggia (v. testo eponimo all’inizio del libro) vuol dire che ci si offre
nudi e indifesi al fuoco segreto che ci divora e alle ossessioni che
esaltano e deprimono con la nostra mente la nostra esistenza. Osservo poi
che la pioggia, figlia delle nuvole e del temporale, riunisce i simboli del
fuoco (lampo) e dell’acqua, rivestendo il doppio significato di
fertilizzazione spirituale e materiale. Questo
bel libro di Roberta Degl’Innocenti è intriso di malinconia
(etimologicamente “umor nero”); ora la Stimmung malinconica (per
Baudelaire sempre inseparabile dal sentimento del bello) è strettamente
correlata all’esperienza creativa. Perciò non è un caso se in esso si
parla spesso – e in maniera un po’ troppo irruenta – di “rabbia”
(“anima dannata a levigare spigoli/di rabbia”, p. 20; “voglia di
rabbia e d’infinito / sopra l’angoscia cieca della sera”, p. 26, anche
se questo è solo uno dei topoi su cui si polarizza il discorso poetico;
l’altro è la tenerezza, l’urgenza affettiva. Ma un po’ tutto Un
vestito di niente si organizza intorno a coppie oppositive di questo tipo
(preghiera e bestemmia, riso e pianto. ecc.) a conferma della scissione
profonda che lo pervade. E’ inoltre certo che all’origine del gesto
poetico dell’autrice sta un moto violento di insofferenza per la realtà
data con la conseguente e necessaria apertura di uno spazio esistenziale
popolato di sogni e favole - streghe, boschi, elfi sono presenze ricorrenti
– che sappiano placare le intermittenze del cuore. Anche quando si parla
di un episodio contingente o un’esperienza vissuta (come succede in almeno
tre poesie della sezione Vertigine) ecco che scatta un procedimento di
alleggerimento, sicché quell’episodio e quell’esperienza risultano alla
fine intessuti della stessa materia impalpabile dei sogni. Nel complesso
risulta alto l’interesse erotico per un mondo onirico che si contrappone a
quello reale. Poesia
malinconica (“umorale”) quindi, e pure lunare, notturna; espressione di
un animo non rassegnato, anzi indomito e combattivo. La luna trionfa sul
sole, la notte sul giorno e la rosa, il più sensuale dei fiori, su tutti
gli altri (”palpitando stupori d’innocenza / apro le labbra in lussuria
di rosa”, p.23). L’io lirico, abbandonata ogni forma di razionale
controllo, è animato da un formidabile desiderio di dissolvenza di sé
nelle sensazioni più immediate (visive, olfattive, tattili) e le immagini,
dalla valenza analogica e tendenti all’accumulo, rampollano nella più
assoluta arbitrarietà ma anche nella loro assoluta, cruda e lancinante
bellezza. Questa è anche poesia femminile nel senso meno deteriore del termine, visto che la persona dell’io non solo assume orgogliosa coscienza del proprio genere, ma istituisce anche un circolo vizioso tra donna, poesia e amore (“Donne in amore, donne in poesia”, p. 47), dando per certa l’equivalenza o meglio la convertibilità dei tre termini; è vero tuttavia che il testo da cui ho tratto la precedente citazione è anche un omaggio all’amicizia femminile. L’esaltazione della femminilità era d'altronde presente nel libro di narrativa Donne in fuga (2003), le cui protagoniste trovano qui una commossa rievocazione. Certo, talvolta la parole poetica di Roberta degl’Innocenti appare innamorata di sé fino all’estremo della compiacenza narcisistica(“…vivo di parole / inseguite, bagnate sulle labbra, cullate / dentro il grembo, accarezzate piano”). Ma è parola aurorale, nuda e indifesa perché chi la pronuncia ha detto in anticipo che vuole un “vestito di niente”, un vestito colore della pioggia. GIORGIO
POLI ************ Se la poesia è canto, quest’autrice ha saputo interpretarla ad ottimi livelli. I suoi sono versi infatti sempre ben ritmati, la melodia che si è scelta è quella del sangue che scorre nelle vene, dell’irrompere però anche nel silenzio e di una dote tutta femminile di vivere il corpo, le sensazioni le emozioni con leggerezza, fondendo carnalità e spirito. Amore, contemplazione, gioia della vita oppure momenti di riflessione, ma sempre con uno sbocco solare. Questo troverà il lettore nella raccolta che riesce nell’impresa non facile di scivolare leggera, poesia dopo poesia, senza ripetizioni, ma tornando sullo stesso passo, come una danza. La ricerca stilistica, l’incastro delle parole è tale che si può considerare la silloge come un vero velo. “Un vestito di niente” perché così è la poesia, portarsi a nudo, slanciarsi senza pesi e schermi che ci limitano nel gustare il brivido della vita e forse accostarsi all’estrema nudità che sta nel far parlare lo spirito anche nel corpo e nella materia. GIAN
PIERO PRASSI ************ Le
pagine introduttive di Paolo Ruffilli amplificano subito il discorso poetico
di Roberta Degl’Innocenti dove i colori dell’anima si riappropriano di
proposte espressive che affondano nella valenza e nella purezza
dell’estetica. Cinque
sono le parti della silloge. Ma non sono distaccate l’una dall’altra, ma
unite da un filo logico che le accorda in un suono limpido e cristallino. La
poetessa guarda alla parola, alla scrittura, come ad “sisma” del cuore e
della mente, e libera la scrittura dalle scorie di significati desueti, per
assurgere ai segni alfabetici che legano e sviluppano periodi netti e
fortemente icastici. Così, gli elementi del quotidiano si trasformano in immagini poetiche setacciate per elevarsi a dignità di presenza, e ne nasce un costante scavo psicologico alla realtà dell’amore e dei sentimenti. LUIGI
PUMPO ************ Quella
di Roberta Degl’Innocenti, quale appare dal suo recente libro di versi Un
vestito di niente, è una poesia estremamente musicale e ricca di immagini,
che tende ad assumere un andamento narrativo e a dar luogo, come osserva
Paolo Ruffilli nella sua prefazione, ad una lirica di stampo onirico e
fantastico, divenendo anch’essa “una sorta di cronaca magico-rituale
delle cose e del mondo”. Si
legga, per fare qualche esempio: “Fiaccole accese e rulli di tamburo, /
Piazza del Campo scalpita tempesta. / Conchiglia che si apre, perla di
fiume, / grembo trasparente” (Fiaccole accese); “Esterina parlava ed io
scrivevo, / rapida come il volo degli uccelli. / Sulla riva del fiume
ricamavo / parole fitte e lacrime rubate” (Esterina); “Ti scrivo una
canzone per le sere / d’inverno quando una luce bruna / si fa fumo
e crepitano nell’ombra le parole… (Canzone). A
tale limpidità espressiva fa però riscontro, come pure nota Ruffilli,
un’intima drammaticità dei contenuti, che si accompagna ad una sofferta
inquietudine; il che è evidente in versi quali: “Siamo i cantori dei
vicoli bui, degli antri / oscuri dove la mente si squarcia e si dilata”
(Siamo i cantori); “E’ un grande dono la pazzia. Quella / che dirige la
penna e poi commuove: / risa di scherno, maschera bugiarda” (Estensione di
giallo); “Ogni giorno il cuore mi stupiva / batteva con la testa in
squilli di furore. / Scolpivo bambole pirata, elfi nascenti / sul palmo
della mano e lacrime da bere” (Argento e nero). C’è
poi nella lirica di Roberta Degl’Innocenti il gusto dell’immagine un
po’ surreale e persino espressionistica, che è indice in lei di una buona
capacità inventiva. “Simulazione di rosso nei pensieri, / candidi come
agnelli trucidati” (Simulazione di rosso); “Un concerto in piazza, la
musica / negli occhi” (Concerto); “Di notte passeggiavo lungo il fiume,
/ pellegrina di respiri e aurore vellutate” (A piedi nudi). Ne risulta una silloge di notevole resa, che bene esprime la personalità artistica della sua autrice, la quale si presenta a noi come dotata di una sapienza tecnica mai fine a se stessa, ma sempre unita all’urgenza di contenuti schietti e autentici. ELIO
ANDRIUOLI ************ Molteplici sono i registri su cui si muove la poesia dell’autrice; prendiamo un aspetto “esteriore”: i colori, tra cui il bianco (E. Dickinson p. 19), ma in tessiture originali giusto il rilievo di classicità velata che irrompe nel più moderno (ir)razionale creativo, intuizione che si rinnova: non a caso una sezione del libro s’intitola Vertigine. Si chiede la Degl’Innocenti? “E’ forse blasfemo /ciò che scrivo?” (Leggerezza di piuma, vv. 3-4): di certo porta la parola al calor bianco – in analogia; la bellezza femminile dell’immagine però resta nel sogno fiabesco e irripetibile. LUCIANO
NANNI ************ Dopo
“Il percorso” (1996) e “Colore di donna” (2000) ecco la terza
raccolta poetica di Roberta Degl’Innocenti, un pilastro nel suo itinerario
sempre più teso alla conquista di una netta identificazione artistica.
Siamo certi che questo non è il suo approdo e che sicuramente ci saprà
regalare altre tappe del viaggio, mi sembra però che qui la sua maturità
risulti ormai pienamente acquisita. E non c’è in queste pagine spazio per formalità o luoghi banali: tutte le parole, tutti i versi sono stati accuratamente soppesati, levigati, colorati per essere cuciti sul quel vestito dove il niente si trasforma in eccezionale poesia. DALMAZIO
MASINI ************ Audace e sferzante, Roberta Degl’Innocenti, nasconde il pudore e alimenta i brividi nella schiena, tra desiderio d’estasi e naufragio nei pensieri sempre imminenti quasi a cavalcare la vita e il tempo che fugge: le “occasioni” si dissolvono anche in mezzo a sorrisi che intrigano, a un modulare le pagine in una sorta di meraviglia davanti alla realtà assai più complessa di quello che si possa pensare e tutto quel pulviscolo lirico penetra nelle crepe esistenziali, nelle situazioni precarie, nelle assenze e nelle simulazioni. “Viaggiatrice di sogni”, “padrona e schiava” delle sue inquietudini e delle mutazioni delle intenzioni nell’attraversare i “sentieri di parole”, nell’illuminare le zone oscure dove la mente si dilata: emerge prepotente la voglia di rabbia, quel desiderio di estrema congiunzione tra un vestito di niente e un incanto di serpente e quel malessere, non ancora identificato, avvelena e lacera. Immagine vertigine dove gemere è come amare, e rossa è la bocca vogliosa, come sangue caldo, come rosa che profuma per mestiere. Cattivi pensieri ormai conficcati nella pelle. MASSIMO
BARILE ************ LETTERE: Carissima
Roberta, è
una giornata bellissima perché mi è arrivato il tuo libro, così dolce,
raffinato, fervidamente inventivo: tu celebri meravigliosamente la bellezza
della vita, con tante emozioni e giocosità amorose in forza delle più
sapienti allegorie come il vestito di niente, le rose, le dita d’aria,
farfalle come anime, il sogno, i corpi più ammirabili. Lo presenti da qualche parte? Con i più affettuosi saluti. GIORGIO
BARBERI SQUAROTTI * Cara
Signora Roberta, La ringrazio del dono “Un vestito di niente”, una
raccolta sapiente, matura, densa di vita, dove lei rivela una fervida
creatività. L’ho letta giorno per giorno gustando la vena lirica che la
percorre. Pagina per pagina percepivo il suo sentire di donna, le sue gioie
e angosce, i suoi pensieri, ripercorrendo un tratto del suo itinerario
spirituale. Non
mi va di fare il maestrino-critico che segnala le parti importanti di un
libro o di una composizione. Non
è con questo spirito che le dico che “Vascello d’ambra” è una poesia
incantevole che contiene versi gioiello come: “Osservo
il mondo dietro la finestra, I più cordiali saluti. E ancora grazie. ERMELLINO
MAZZOLENI * Ho letto il suo “Vestito” trovandovi una freschezza impaziente per le cose comuni, ricreandole in lucori in cui la spigliatezza sgorga prima della complessità metrica. Vi appaiono quotidianità e strappi al “consentito” che fanno dei versi dei grimaldelli per raggiungere ciò che preme “indicibile” altrimenti. CARLO
VILLA * …Leggendo il Suo ultimo libro di poesie mi ha colto soprattutto la compattezza strutturale dei singoli componimenti, la musicalità del verso, così ricco di vivaci immagini, spesso floreali e di acute riflessioni. SILVANO
DEMARCHI * Grazie
del libro. E’
una silloge in cui l’interiorità è data dalla voce, dallo sguardo, dal
sentimento di donna. E’
un percorso nel reale, un racconto nel quotidiano, in cui lo sguardo di
donna unisce livelli diversi e li esprime in modo personale e archetipico:
una voce femminile propria e di ogni donna in ogni tempo. E’
un bel percorso. Un vestito di poesia GIUSEPPE
BALDASSARRE * Carissima
Roberta, che piacere “rincontrarti”! Grazie
per il tuo ricordarmi, per le parole gentili e per il tuo splendido dono. Quanta
natura, quanto colore, quanta smagliante, vivacissima, femminilità in
queste pagine! Farei
una raccolta di molti versi icastici, folgoranti che dipingono ciascuno una
scena di realtà quotidiana, con l’immediatezza dell’affresco. Mi ha
particolarmente colpita “Scialli pervinca”, nella sezione che già
preferisco, “Vertigine”. Grazie
e grazie ancora. E
complimenti vivissimi per la tua attività e i tuoi meritati successi. Un abbraccio forte. LUCIA
GADDO * …Devi
essere orgogliosa di questa tua nuova pubblicazione che
mio parere ti proietta in avanti poeticamente parlando. Ti ripeto
cose che probabilmente ti ho già detto in altre occasioni però, credo che
faccia piacere leggerle. Come ben sai io non sono un critico e vado di getto
conforme quello che un testo riesce a trasmettermi. Devo dire che ad
un’attenta lettura ho scoperto una Roberta più matura, più consapevole
del registro della parola e della sua musicalità. Hai allungato i versi
dando loro una pregnanza particolare usando con maestria il simbolo e la
metafora. Hai
saputo far cantare il cuore in diverse sfaccettature del tempo, cogliendo
sempre il fiore appropriato, quello che sa la dolcezza e il brivido, la
carezza e il dolore. Non ti dico le poesie che mi sono più
piaciute perché farei un torto alle altre. Condivido
la prefazione attenta di Paolo Ruffilli, in modo particolare quando parla
del vaglia del “terzo occhio” e della “meraviglia celeste”. Quando hai affermato che ritenevi “Prigioniera” la chiave di lettura di “Un vestito di niente”, mi sono sentita lusingata per la prova di stima che hai riservato a me come poetessa e come amica… LILIA
SLOMP FERRARI * A
ROBERTA Dolcissima
luna fanciulla, DUCCIA
CAMICIOTTI * Dopo una prima lettura ho avuto paura, paura di essere infinitamente grande e che il tempo che ho di fronte sia infinitamente poco. Non fraintendermi grande d'età, questo tuo ultimo libro, è un libro adulto, corposo, che ingoia e deglutisce il tempo trascorso, temo "UN VESTITO DI NIENTE" perché marca quel tempo, sei diventata grande nello scrivere, nel pensare, nel riflettere sull'ieri e sull'oggi. Quelle riflessioni che una volta si dicevano fanno gli uomini e le donne maturi. Il domani sembra un’incognita da svelare oggi. Se non avessimo la capacità di svelarlo? Oppure di inventarlo? Ecco la paura, una potente riflessione adulta che denota l'età dell'anima, quell'anima e quel pensiero che non può fermarsi, rimanere statico. COLORE DI DONNA fu lo slancio esilarante che preparò il terreno, adesso c'è l'esaltante maturità la quale non può e non deve essere la fase finale, adesso che sai che il bello esiste e puoi anche prenderlo per mano, portarlo a ballare nel modo in cui preferisci danzare, un ballo volgare, un tango carnale, un walzer delicato poco importa, sei tu a guidare. Hai capito che non puoi restare ferma a guardare gli altri ballare, o farti guidare da mani che poco sanno di come si interpreta una danza lunga una vita. Fino da adesso puoi iniziare con il primo passo. MAURO
MARZI * (…)
Durante il soggiorno al mare ho letto con interesse Un vestito di niente (Spinea,
Edizioni del Leone, 2005). Complimenti, cordiali saluti e buone vacanze. GIULIANO
LADOLFI
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